L’unica potenza che serve al mondo libero è ancora quella statunitense. Se qualcuno avesse dei dubbi, prenda atto della crisi nel Mar Rosso. Gli Huti si sono messi a bersagliare le navi che risalgono il canale di Suez, chi sarebbe in grado di arginarli? La flotta russa che è un miracolo se sta a galla? Le diecimila bagnarole cinesi allestite negli ultimi tre anni? O forse la ricchissima Arabia saudita che pure è in guerra con quella canaglia filoiraniana? Non esiste proprio. Ci vuole la Us Navy che si è già schierata, mentre il comando statunitense allestisce una flotta internazionale, partecipa persino l’Italia, a protezione di uno degli snodi più importanti del traffico globale. Magari domani avremo un mondo multipolare di cui davvero non c’è nessun bisogno.
L’America è perfettamente sufficiente a se stessa. Mai la Russia si prendesse l’Ucraina e tutta l’Europa tanto siamo irresoluti, il problema sarebbe per la Cina, non per l’America che è completamente indipendente. Ancora più evidente quando un gruppo proto terrorista di fanatici come gli Huti paralizza il traffico marittimo intorno al Golfo. L’America non ha bisogno nemmeno del petrolio arabo. Eppure è intervenuta. La più grande nazione democratica al mondo ha un’idea di stabilità internazionale, esercita un’egemonia politica vera e non ha mai vantaggi nelle crisi, l’isolazionismo è una sua prerogativa, certo, non una risorsa. Il governo americano gradisce che i suoi pensionati. gente che ha lavorato sodo, possano permettersi le loro vacanze esotiche senza rischiare di fare la fine del povero Klinghoffer, gettato in mare da un commando di palestinesi. Niente di più semplice. L’America vuole un mondo tranquillo per vivere tranquillamente.
I sondaggi statunitensi delle ultime settimane rivelano un vantaggio di 4 punti di Trump su Biden, in verità, una fotografia del passato. Non è affatto detto che Biden sarà ricandidato, quando la Corte Suprema del Colorado ha già escluso Trump dalle primarie dello Stato. Più futuribili sono i sondaggi che accompagnano quelli elettorali, secondo cui la maggioranza dei ventenni eviterebbe volentieri di sostenere l’Ucraina o il Taiwan, cosa che invece vorrebbero continuare a fare i pluri sessantenni. Se questi sondaggi fossero attendibili ed è plausibile, segnano la fine dell’eroismo americano, quando i ragazzi partivano volontari per il Vietnam, o si schieravano in forze in Iraq. Un’epopea che ha avuto tali e tante contro indicazioni che potrebbe considerarsi definitivamente conclusa. Non l’ha conclusa Trump però. L’ha conclusa Obama che voleva ripristinare il prestigio perduto dall’America nel mondo. E come ha ripristinato Obama questo prestigio nei suoi dieci anni di governo? Ritirandosi dall’Iraq, poi indicando la data di quello dall’Afghanistan, fuggendo dal medio oriente dopo la morte del suo consigliere Stevens abbandonato in un compound a Bengasi, rimettendosi alle scelte di Putin sulla Crimea e polemizzando con l’Europa. Ecco il risultato. Se il mondo fa tanto schifo restiamocene a casa nostra, la generazione Obama si affaccia alla luce della ribalta e preferirebbe Trump, che difende la purezza del sangue americano, a Biden, un sopravvissuto delle logiche della guerra fredda.
Questa storia del sangue puro americano, fa tanto campo rivoluzionario, quelli che incitano le folle contro i palazzi corrotti del potere, non fosse che di tutte le uscite di Trump è stata la più infelice. Innanzitutto il sangue di Trump è tedesco, poi quale sarebbe il puro sangue americano? Nemmeno quello cherokee potrebbe essere considerato tale, perché si tratta di tribù di origine mongola che hanno attraversato chissà quando lo stretto. E forse che africani, messicani, slavi, asiatici che hanno versato il loro di sangue da Guadalcanal a Falluya, non sono cittadini americani? Trump si è dimenticato di chi vota in America, una popolazione un po’ì’ più ampia di quella che potrebbe sostenerlo, sempre che non gli stia per cadere sulla testa il 14esimo emendamento.
Per carità, tutto può cambiare. Finora per vedere il tramonto di una potenza imperiale, c’è sempre stato bisogno di una sconfitta catastrofica, capace di minare il tessuto dello Stato unitario. L’America non solo non ne ha ancora mai provate, ma proprio non sembra correre il rischio di incontrarne. Ci pensino bene coloro che vantino muscoli tali da sfidarla. Magari sono già finiti al tappeto e stanno per ritornarci.
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