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Il passaggio cruciale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
8 Dicembre 2025
in L'editoriale
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Se siamo di fronte ad un passaggio cruciale dell’epoca, come ha scritto a ragione il segretario regionale del Pri dell’Emilia Romagna, Eugenio Fusignani, in “Senza voce, senza schiena”, su questa stessa pagina, bisogna stare attenti a focalizzare debitamente ogni specifico argomento. L’uscita dell’America della Nato, sarebbe un po’ come se l’America uscisse da se stessa, dal momento che è l’America ad aver fondato un consiglio di Sicurezza di difesa interforze sulla base di un documento formale, la risoluzione Vandemberg, approvata dal Senato nel 1947 e mai messa in discussione. La caratteristica della risoluzione Vandemberg è il principio di reciprocità tale per il quale, perché un paese possa uscire dall’Alleanza, occorre il placet di tutti gli altri membri. Nel 1966 la Francia si ritirò solo parzialmente, con un atto unilaterale, restando quindi nella struttura politica, quando gli Stati membri erano ancora dodici. Oggi sono più di quaranta. La procedura di dismissione sarebbe talmente complessa che solo convocare il congresso statunitense per presentarla e discuterla, richiederebbe un’intera legislatura. C’è da credere che se mai un presidente statunitense, dicesse di voler uscire dalla Nato, farebbe una boutade.

In termini strettamente politici, un presidente che si preoccupa esclusivamente degli interessi americani, uscendo dalla Nato non li farebbe. Grazie alla Nato gli Stati Uniti hanno oggi la loro brigata nucleare stanziata in Finlandia, cioè sopra a Mosca e Pietroburgo, come la Turchia e nessun altro paese gli offre la possibilità di trovarsi. Anche se Trump fosse filoputiniano, come teme Fusignani, un controsenso per chi predica l‘America first sostenere qualcosa di diverso dal suo governo, gli interessi geopolitici russo americani non coincidono, vedi l’Iran. Perché mai rinunciare ad una simile posizione di forza. Da quanto la Finlandia è entrata nella Nato l’America ha perso di vista la Groenlandia, che può anche essere un luogo ameno per il turismo di massa. Intanto è una piattaforma da cui dominare l’Artico, altro segnale che il rapporto con i russi non sia così consolidato, indipendentemente dal vertice di Anchorage.

Giustamente Fusignani nota che le dimensioni freudianamente contano. Però non in senso fisiologico, Freud sapeva che Napoleone era altro 1 metro e 59, in termini di espansione territoriale. Se l’America vuole competere con Russia e Cina ha bisogno dell’Europa e non solo. Ragione per la quale nel suo piano di sicurezza è critica, e non da questo di Trump, ma da quello precedente di Obama, che lamentava il calo della spesa per armamenti da parte dei paesi membri fin dal 2007. L’Europa attuale all’America non serve a niente. La commissione non sa nemmeno cosa dicono i trattati della Bce. Facciamocene una ragione, indipendentemente da quello che dice Musk, estromesso dal governo statunitense e cittadino australiano.

Per quello che riguarda il governo italiano, Fusignani ha ragione quando scrive che non ha nessuna visione. Infatti non ha senso la posizione italiana che sostiene l’Ucraina salvo che poi non vuole si colpisca la Russia nei suoi confini e pure non è disposta a mandare i soldati a combattere. Come si pensa esattamente di aiutare l’Ucraina? Questo è un po’ il problema dei volenterosi perché si può sempre sperare che nello sforzo bellico la Russia collassi, come però potrebbe collassare l’Ucraina, senza soldi e soldati. Evidente è che le sanzioni non bastano. Non piegarono l’Italietta di Mussolini, figurarsi la Russia di Putin.

L’America ha avanzato una proposta per finire la guerra, ed anche questa non è di Trump e dell’amministrazione Obama che aveva lasciato a Putin la Crimea e le repubbliche del Lugansk, una parte del Donbass. Il lato debole di questa proposta è come fidarsi di Putin se non barricando l’Ucraina e quindi preservare per lo meno le roccaforti residue nella Regione che ancora i russi non hanno conquistato. Quale che sia lo Stato della trattativa che per la verità è in corso, Zelensky, sostiene il piano americano, Putin no. Il governo italiano faccia come gli pare, l’opposizione eviti solo di smentire Zelensky, perché altrimenti finirebbe sull’altro lato e allora si che si vedrebbe chi veramente è filoputiniano.

Ultima annotazione, i russi sono tutti contenti della proclamata dichiarazione statunitense che non li considera più una minaccia diretta. Infatti persa la Siria, i russi non sono più competitivi e chiedono di vincere nel Donbass a tavolino, grazie alla diplomazia americana. Con le loro armi non ce la fanno, perché si sono scontrate appunto principalmente con quelle di Trump che diede loro i javelin nel 2017. Obama mandava coperte. Il che non significa che i russi non restino una minaccia indiretta. Per questo c’è e ci sarà ancora la Nato anche se Trump domani ubriaco chiedesse di uscirne. L’America, si è visto a New York, non è Trump e rispetta patti sottoscritti tanto solennemente.

pubblico dominio

Tags: FusignaniTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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