Prima ancora che dalle masse, la storia è fatta dai suoi protagonisti individuali. Alessandro, Zar di tutte le Russie, fece un punto di onore nel voler sconfiggere Napoleone tanto da studiarlo a lungo, che quello lo credette suo amico. Quando finalmente lo sconfisse, comprese lo stesso che mai ne avrebbe preso il posto. Da quella altezza io sarei caduto, ammise davanti alla colonna Vendome. Alessandro immalinconì fino a ritirarsi nel misticismo. Ora che Trump ha preso la scena, di Putin non importa più niente a nessuno. Mai Putin domani entrasse a Kyiv, appena il mondo se ne accorgerebbe, appeso com’è, allo stretto di Hormuz.
Al Cremlino sono sull’orlo del baratro perché Putin non fa più notizia. Tale la disperazione che nemmeno i continui fallimenti possono intristire. A Tuapse sul Mar Nero, gli ucraini hanno colpito una raffineria al punto da far piovere petrolio. A nessuno è importato qualcosa. Conta solo quello che accade in Iran. Milioni di barili di petrolio russo sono andati distrutti e le borse se ne fregano. Appena si è parlato di un attacco all’Isolotto di Kharg, che pure fino al giorno prima nessuno conosceva, sono crollate. Effetto Trump.
E si che di Trump se ne sono dette di cotte e di crude. Ancora dargli del matto era un complimento. Ha minacciato la democrazia, destabilizzato l’Occidente, è stato paragonato a Hitler. Vlaldimir? Certo che no, Donald. Motivo per cui mai qualcuno tentasse di farlo fuori con un attentato dovrebbe esserci un grande sospiro di sollievo. Finalmente ha quello che si merita e anche se è sopravvissuto, si può sperare nel prossimo. Figurarsi. Tutti i leader europei sono corsi a solidarizzare con il presidente americano costretto a saltare la cena di gala. Persino Macron si è lanciato e magari si trattava solo di una farsa. Se piantassero un proiettile vero in testa a Putin, nessuno che sprecherebbe una parola. Odio? Popolarità.
Questo confronto a distanza, perso miseramente, è peggio della nuova offensiva russa di primavera conclusa un’altra volta nel nulla. Davvero si è aperta una autentica possibilità di pace con la Russia ma non perché la tecnologia ucraina, o quella che l’Ucraina impiega, ha spezzato le reni all’esercito invasore. Solo perché Putin non conduce più quei giochi dove Trump si è mostrato imbattibile. Metti anche che fra cinque mesi Donald perda le elezioni idi metà mandato e avvilito. si dimetta, Putin non uscirebbe più lo stesso dalla zona d’ombra. Il massimo esperto del medio oriente, Gilles Kepel, vede il regime iraniano prossimo a disfarsi e dopo solo due mesi. Putin in quattro anni che ha inviato missili, truppe, somari, è riuscito solo a rinforzare Zelensky.
Così il cerchio si è chiuso. Per riaprirlo, Putin dovrebbe attaccare nel Baltico, invadere la Polonia, marciare su Berlino. Uno che manco è riuscito a prendere Zhaporizha, sarebbe credibile? I suoi generali, i pochi sopravvissuti, cosa direbbero? E gli oligarchi che non vogliono essere buttati giù da una finestra? Trump potrebbe anche essere rinchiuso in manicomio. Putin verrebbe sovrastato da un Vance qualunque.
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