Basta leggere l’articolo sul Corriere della Sera di Lorenzo Cremonesi, di sicuro un esperto, sul fallimento degli accordi di Oslo per capire che nemmeno la passerella di Sharm El Sheik, è bastata a risolvere la questione palestinese. Trump può premere come vuole su Netanyahu per convincerlo e forse dispone anche dei mezzi necessari. Non c’è verso invece che possa riuscire a mutare le disposizione dei leader arabi che gli sono sfilati davanti. Sono gli arabi a non volere lo Stato palestinese, altrimenti non avrebbero atteso il fallimento degli accordi di Oslo, lo avrebbero costruito dal primo momento in cui venne proposto, ovvero nel 1948. Non ci pensarono proprio ed attaccarono Israele, nessuno escluso. Dal loro punto di vista, non gli si può nemmeno dare torto. Prima di tutto non capivano per quale ragione ad un popolo ebraico sterminato in Europa, doveva essere assegnata una terra in Arabia, Egitto, o grande Siria che fosse. Poi l’idea di un micro Stato che sorgeva sul mandato britannico della Palestina, era considerato un insulto bello e buono, da far sguainare la scimitarra.
Fu Boughiba, un tunisino, a dire che mentre la Giordania era solo il nome di un fiume, la Palestina era la Palestina, ovvero la terra che i romani sottrassero ai giudei ed ai samaritani. Questi ultimi per gran parte si fecero islamici mischiandosi agli arabi che inondarono la Regione, mentre gli ebrei in maggioranza se ne andarono. Dal fiume al mare, non è uno slogan di Hamas, è il punto di vista islamico della storia, per cui la terra è una sola ed appartiene tutta ad Allah. Già è difficile sopportare il sorgere di uno Stato che la parcellizzi, gli hashmiti che governano la Giordania sono comunemente detestati dalla Mecca al Cairo. Vedere poi risorgere addirittura uno Stato ebraico era troppo. Fino al 1973 hanno sperato di poterlo travolgere, poi si sono arresi alla realtà. Il vecchio re Faisal disse a malincuore all’inviato statunitense Henri Kissinger, che lui odiava gli ebrei ma non era contrario allo Stato di Israele, purché restasse nei confini del 1967. Al che Kissinger comprese che la forza aveva piegato persino il volere di Allah.
Nixon ricevette in Egitto un’accoglienza persino più calorosa di quella data a Trump e la ragione era che gli egiziani non vedevano l’ora di fare la pace con Israele e mollare i russi definitivamente. Sadat tenne un discorso solenne, in cui lanciò un monito grave. Perché si instaurasse la pace nella Regione sarebbe servito risolvere la questione palestinese. Come però si dovesse fare, lo lasciò stabilire alla Pizia. Non solo Sadat, non disse il suo punto di vista, ma in tutte le trattative, l’Egitto si concentrò solo sul Sinai. Praticamente Kissinger durante i mesi della navetta, non senti mai una sola volta la parola Gaza. Gaza rimase agli Israeliani come una patata bollante, per cui redatta la pace, ci pensassero i suoi abitanti. Avesse Israele saputo a chi poterla restituire Gaza. Non la rivendicava nessuno. La volevano i membri dell’Olp? Ma i giordani nemmeno ci volevano trattare con i membri dell’Olp e i siriani ne avevano addirittura una propria, lo Flp comando generale, che combatteva quella insediata tra Gaza e Ramallah. II Libano che aveva ospitato i profughi palestinesi del conflitto, venne devastato da quelli, tanto da cadere a pezzi. Cremonesi ha scritto che Arafat è rimasto isolato per non aver condannato l’aggressione di Saddam Hussein al Kuwait. Oh bella, Arafat era già isolato per aver lasciato andare a rotoli lo Stato libanese, lo si riempiva di soldi perché continuasse il terrorismo contro Israele, non perché ne edificasse un altro.
Una volta che ci si ritrovasse davvero con uno Stato di sette, ottomila chilometri quadrati chiamato palestinese, cosa farebbero gli arabi della Giordania, o quelli della Siria? Per quale motivo non vorrebbero espandere quello Stato dal fiume al mare, travolgendo i loro stessi confini, frutto del compasso coloniale? Cosa farebbe l’Egitto, dato che il Sinai stesso tornerebbe nuovamente in discussione. Ci tiene moltissimo il governo egiziano di al Sisi al Sinai. Sono stati appena trasferiti con le baionette i beduini per fare di un monastero del mille e cento un resort di lusso. I pellegrini milionari che vanno alla Mecca, meritano ogni confort. Trump una cosa l’ha capita delle leadership arabe. Insieme alla forza, rispettano il denaro, che poi in verità hanno sempre amato. Awda degli awe tay prese Aqaba ai turchi, trucidandoli tutti, per i forzieri d’oro, non per l’indipendenza e la gloria del suo popolo.
Nel complesso, Trump si pavoneggia quando la pace proclamata é debole, se la questione palestinese resta come ai tempi di Sadat irrisolta. Dipendesse da Israele, sarebbe poco conto, sono dieci milioni gli israeliani. Ci sono invece trecento milioni di arabi a lasciarla fluttuare sospesa in aria. Altrimenti avrebbero detto a Trump, che la prima condizione per la pace, era lo Stato palestinese, non la liberazione degli ostaggi, il disarmo di Hamas. I leader arabi avrebbero sostenuto Hamas, come si fa dalle nostre parti. Invece hanno sostenuto il criminale Netanyahu che gli va benissimo. Si tratta pur sempre di un semplice ebreo, come Barabba.
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