Che ci sia un problema culturale molto serio in Italia, lo si capisce dal reportage dell’inviato del Corriere della Sera al Cairo. Il collega scrive di vedere ancora i manifesti per strada di Nasser, “l’invasore di Israele nel 1973”. Nasser è morto nel 1970, l’invasione a sorpresa del 1973, la fece l’Egitto di Sadat. Un errore del genere non è come quando si è letto, sempre sul Corriere, che la Rivoluzione francese, avvenne nel 1868, cosa che, per quanto clamorosa, poteva anche essere un errore di stampa. In questo caso, l’inviato del Corriere in Egitto, poveretto, dell’Egitto non sa nulla, e nemmeno nulla sanno coloro che lo hanno spedito laggiù, perché è impossibile che non ci sia un direttore di giornale, anche della più remota provincia, che non conosca il passaggio di consegne fra Nasser e Sadat. L’Egitto è dall’altra parte del mediterraneo, ci si hanno rapporti dai tempi di Cesare e, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha avuto in tutto cinque presidenti. Almeno conoscerne i due principali.
Se la storia politica dell’Egitto non la conoscono sommariamente nemmeno al Corriere della Sera, figuratevi in Italia cosa si possa capire della questione palestinese ben più complessa. Questi ragazzi che sono in piazza tutte le settimane a sfasciare tutto, vanno compatiti. Se si dice loro che c’è un genocidio in corso e manco si sa chi ha governato l’Egitto, come biasimarli. Un’altra generazione buttata dalla finestra. Del resto, l’allarme era venuto da Marco Travaglio che rimproverava cinquemila professori universitari di aver sottoscritto un documento in cui si attestava un’occupazione israeliana di Gaza da 75 anni. Pazienza, in cattedra oggi ci sono personaggi come Orsini, Montanari e De Cesare. Ma il professor Canfora che ha studiato con profitto, come fa a pensare alla Lucio Caracciolo che Israele sia il Terzo Reich? Israele ci ha dieci milioni di abitanti, gli ebrei saranno forse, otto, ed oltre la Cisgiordania, non ne trovi più uno sino a Teheran, dove dovrebbero esserne sopravvissuti tre di numero. La Germania che contava quasi ottanta milioni di persone, aveva, nel resto dell’Europa orientale, una popolazione tedesca che arrivava sino a Kyiv, passando da Vienna, Maribor, Zagabria, Budapest, Vilnius. C’erano più di cento milioni di tedeschi, per questo ci fu un Terzo Reich, quando Israele può giusto annettere le alture del Golan perché sono spopolate. Già in Cisgiordania ha difficoltà.
Se la stampa e l’università italiana sono digiune di conoscenze medio orientali, figurarsi la classe politica in quanto tale che idea può averne. Lo si capisce dal dibattito in Parlamento di ieri, dove appare un mistero persino il vertice di Sharm El Sheik, che pure si è appena concluso. Nessuno dei partecipanti ha detto a Trump, guarda che Netanyahu è perseguito dalla corte dell’Aja, dobbiamo fare lo Stato palestinese, nemmeno Erdogan ed il presidente indonesiano. A Montecitorio si parla ancora del genocidio, lo stesso giorno in cui si vedono i miliziani di Hamas giustiziare in strada esponenti dei clan rivali. Le immagini sono una novità a tutti gli effetti. Chi ha invece una qualche cognizione del ruolo di Hamas, sa che quella è una sua attività costante, tanto da dover chiedere che nel numero dei morti palestinesi di questi due anni, vadano scorporati quelli dei regolamenti di conti di Hamas.
Non si conosce la storia e peggio ancora, la geografia del medio oriente, dall’altra parte del mediterraneo. Figurarsi se si conosce quella americana, oltre l’oceano atlantico. Un capogruppo alla Camera si è esercitato nelle profezie per i palestinesi temendo per loro la fine degli indiani. I nativi americani, oggi sono milionari, erano stati censiti alla fine dell’800 in ottocentomila, e prima delle guerre indiane in seicento mila in tutto. Per quanto il ceppo etnico sia lo stesso, bisogna tenere presente che ogni tribù era quasi completamente diversa dall’altra e che in genere si detestava. Comanche, apache e navajo, si combatterono fra loro ai limiti dell’estinzione e in tutto non facevano centomila individui. I gazawi sono più di due milioni. Anche qui il numero fa la differenza, senza aver bisogno di aggiungere che gazawi, cisgiordani, giordani, siriani, libanesi sono tutti lo stesso popolo, la stessa religione e la stessa cultura, quasi cento milioni di persone. Con gli altri duecento milioni di arabi, ce ne sono dall’Egitto fino al Sudan, come fanno ad essere colonizzati da Israele? Infatti a Sharm El Sheikh, tutti vogliono fare accordi con Israele e liberarsi dei terroristi di Hamas. Netanyahu sarà processato a Gerusalemme, non all’Aja e nemmeno al Cairo.
A tutti quei regimi arabi presenti a Sharm piace lo stile di vita occidentale, anche se non il sistema politico. Per i nativi americani era il contrario, apprezzavano il sistema politico statunitense, ma non sopportavano lo stile di vita. Quasi tutte le tribù volevano vivere di caccia nelle praterie e spostarsi dove gli pareva. Per cui i nativi americani sono l’esatto opposto del popolo arabo. C’è forse qualche similitudine molto lontana con i beduini del deserto. Quelli che al Sisi, l’attuale presidente egiziano, ha appena fatto spostare a forza dal Sinai, per costruire i suoi centri residenziali. Vedrete che poi li farà tornare i beduini, come intrattenimento turistico.
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