In meno di dieci giorni, il pupillo di Putin e degli ayatollah, Bashir el Assad non c’è più. Letteralmente. I ribelli hanno preso Damasco e non si sa dove il piccolo Bashir sia finito. Le ultime notizie erano di uno estremo sfogo con i suoi generali su Aleppo, ripresa in cinque anni e persa in due ore. Poi è venuta giù Homs e adesso, praticamente in meno di una giornata, persino la capitale. E i russi? E Hezbollah? Boh. Presi con le braghe in mano si sono dimostrati incapaci di un qualsiasi piano di contenimento, persino di assicurare una linea di resistenza estrema da qualche parte della Siria, tale da far sperare in una possibile riorganizzazione, come pure avvenne nel 2013 quando anche i ribelli arrivarono nella capitale. Allora però ci permettemmo di spiegare a chi difettava di conoscenze del medio oriente, che non furono Hezbollah e i russi a salvare Assad ed il suo regime sanguinario ma Obama. Fu Obama ad aver sottovalutato l’Isis a fermare i ribelli, prosciugando loro ogni supporto nella Regione. Adesso c’è Trump che ha subito detto di non volerne sapere niente della Siria, e ha fatto bene. Ci penseranno i turchi, gli israeliani che sono più preparati per affrontare queste vicende.
Guardate come va il mondo. Ci si aspetta da un momento all’altro la caduta di Zelensky, il nazista alleato dell’occidente ed invece è caduto il nazional socialista Assad, il protetto dei russi e dell’Iran. Non è proprio un problema da niente, perché che cosa faranno adesso i russi con Tartus? Si mettono a spostare i nord coreani per difenderla? Tartus conta un paio di reggimenti di fanti di marina e una decina di caccia bombardieri buoni per bombardare i civili. Mettete che disponga di qualche lancia missili arrugginito, la si evacua per lasciarla ai ribelli, o la si difende inviando rinforzi? E quali? Vedere la grande potenza russa, perdere l’unica base militare che si ritrova nel mediterraneo dai tempi di Breznev, non è proprio degno della retorica trionfalistica del Cremlino. Ancora non hanno preso Odessa e già perdono Tartus? E allora a che gli serve Odessa?
Fonti diplomatiche filtrano notizie che Putin in queste ore stia preparando una qualche offerta di pace in Ucraina, e tutto sommato sarebbe il caso di dire qualcosa di ragionevole, prima che Tartus venga bombardata dai quei farabutti di terroristi islamici. Magari i turchi potrebbero aiutarlo Putin, far intervenire la Nato. Gli restano i turchi a Putin che con i russi si sono solo combattuti per cento anni. Lo sapete no? La Crimea, l’Ucraina, erano turche, i tatari sono i pronipoti dell’impero ottomano.
In fondo il pianeta ruota pur sempre su se stesso. Assad sembrava finito già undici anni fa e poi improvvisamente è tornato in sella. Chissà che non si possa ripetere quella che già allora parve una magia. Non fosse che nel 2013 i russi non rappresentavano un particolare problema per l’occidente. Ancora non avevano compiuto il blitz in Crimea e non bombardavano da due anni uno Stato indipendente. Oggi i terroristi sono loro, i russi, ed eccoli trovarsi in competizione con la Jahd, mica con i marines. Che pazienza e che colpo di fortuna per la presidenza Trump. Quando risentirà al telefono Putin potrà chiedergli, come vanno le cose a Tartus? E il tuo protetto siriano che fine ha fatto? Ti serve una mano?
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Ti ser







