La Consociazione del Partito Repubblicano Italiano di Foggia, vuole spiegare in modo semplice e diretto la situazione che vivranno molti dei nostri comuni del Gargano e dei Monti Dauni dopo l’applicazione del cosiddetto “Decreto Montagna”.
Il Governo ha deciso di cambiare le regole per stabilire quali paesi possono essere considerati “montani”. Secondo le nuove regole, si guarda soprattutto all’altitudine e alla pendenza del territorio per decidere se un comune è “montano” o no. Questo significa che molti paesi che noi consideriamo da sempre parte delle nostre montagne e delle nostre comunità fragili sono stati lasciati fuori da questa lista nazionale.
Questa scelta non è un semplice dettaglio tecnico: se un comune non è più considerato “montano”, rischia di non poter più accedere ad aiuti, incentivi e risorse che servono per mantenere servizi essenziali come scuole, assistenza sanitaria vicina, sostegno alle imprese locali, misure per chi vuole restare a vivere o trasferirsi lì, investimenti per strade e collegamenti.
Questo modo di decidere mette in difficoltà i nostri piccoli centri, non perché non siano montani, ma perché i criteri adottati ignorano la realtà delle difficoltà quotidiane: isolamento, carenza di servizi, distanza dai centri più grandi, territorio difficile da raggiungere e da gestire. Nel Gargano e nei Monti Dauni, queste condizioni ci sono da sempre e creano difficoltà alle famiglie e alle imprese, anche se l’altitudine non raggiunge certi numeri stabiliti dal decreto.
La Consociazione del Partito Repubblicano Italiano di Foggia, attraverso il proprio coordinatore l’Ing. Orazio Buonamico, invita a rivedere questi criteri, perché non si può decidere il futuro di un territorio solo guardando a una quota su una carta. Le nostre comunità hanno bisogno di essere riconosciute per quello che sono: luoghi fragili, lontani dai grandi centri, ma ricchi di storia, cultura e voglia di vivere e lavorare.
Non si tratta di fare privilegi: si tratta di difendere il diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo di intere comunità, per non lasciare indietro il Sud e le sue aree interne.







