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Insaziabilità

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
31 Marzo 2025
in L'editoriale
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La crisi transatlantica è un ritornello intonato fin dal secolo scorso. Federico Rampini ha la memoria lunga e anche una visione di una certa ampiezza, beato lui. Su il Correre della sera, ha ricordato il 1971, quando vennero cancellati gli accordi di Bretton Woods. E poi il nuovo millennio, la guerra in Iraq. Mitterand e Schroeder erano contrari all’intervento. Le piazze pacifiste in tutte le capitali europee. Meglio tenersi Saddam un altro po’. Se si rileggono i titoli di giornale di allora, quelli di oggi difettano di fantasia. C’è sempre un presidente americano a dir poco irruento. Nixon lo si chiamava “boia”. Bush aveva le mani “sporche di sangue”. Ai bei tempi, Andrew Jackson prendeva a cannonate gli inglesi e tutti hanno messo a rischio le relazioni con la placida e raffinata Europa. Rampini si è risparmiato Reagan di cui pure si diceva volesse scatenare la terza guerra mondiale. Pensate, rispondere agli SS 20 russi. Un pazzo, un cowboy. Scavando si trovano anche realtà più complesse, di quando l’America tende la mano e l’Europa gliela nega. Accadde ancora con Nixon nel ’73. Chiese le basi alla Nato per rifornire Israele durante la guerra del Kippur. e gli europei lo presero a pernacchie. Nixon non si mise a piagnucolare che gli alleati gli voltavano le spalle, erano nel loro diritto. Si appoggiò allo Scià senza fare storie.

L’America di Nixon era un paese fortunato. Aveva fermato la guerra in Vietnam impedendo la colonizzazione comunista dell’Indocina, il massimo risultato positivo conseguibile. Aveva rotto l’alleanza russo cinese e dulcis in fundo contava sull’alleanza con l’Iran. La rivoluzione khomeinista, qui in Europa la si applaudiva, è stata la più grande tragedia della storia americana. Ad affrontarla, Jimmy Carter, il disastro personificato. Quello il presidente americano che piaceva. Adesso in Europa si discute se armarsi o meno che i problemi sono altri. L’America invece combatte nel golfo persico contro gli houti, il braccio armato degli iraniani alleati di Putin. Se Putin e Trump volessero spartirsi qualcosa insieme, non si capisce perché l’America difende il canale di Suez e attacca i ribelli yemeniti. Lasciasse loro campo libero ed il mediterraneo diventerebbe giusto una bacinella grazie al macello fatto in Libia quando le relazioni transatlantiche andavano una meraviglia. Adesso Trump sembra che si sia stufato di Putin e voglia aumentagli i dazi. Fanno peggio le bombe sugli houti e la portaerei Truman diritta, in linea d’aria, sotto Sebastopoli.

L’opinione pubblica europea è indignata perché Trump con la minaccia dei dazi, minaccia anche l’indipendenza del Canada, e sempre di più, quella della Groenlandia. Già ha chiamato il golfo del Messico, “golfo d’America”. Poi c’è Panama. Nixon aveva diviso la Cina dalla Russia, Trump se le ritrova unite da una alleanza “illimitata”. Che Cina e Russia davvero possano essere alleate come si dichiarano, resta tutto da vedere. Sono competitive in Africa e si sono odiate per tre secoli. In ogni caso, bisogna pur considerare che insieme, cinesi e russi superano il miliardo di popolazione, si estendono dal Pacifico all’Artico e sommano atomica e tecnologia. Più la Corea del Nord in mano ad un ciccione scatenato. La presidenza Trump, qualcuno se ne è accorto?, ha avviato le manovre con la Corea del Sud, spostando venti mila soldati nelle Filippine. La Groenlandia serve più del pane perché potrebbe aver bisogno di una base militare permanente.. Se si tratta di dimensioni, in caso di guerra mondiale, non certo contro l’Ucraina, dell’Europa indecisa e polverizzata, Trump non saprebbe che farsene. Con il Canada, dovrebbe per lo meno annettere anche il Messico e unificare l’intero continente americano sotto il suo comando. Oppure può alzare da adesso bandiera bianca. Russi e cinesi con il Taiwan si prendono anche l’Africa, la Corea del Nord annette quella del Sud e l’indipendenza dell’Asia la difende il Vietnam che oramai è un buon amico ed un abile combattente. L’India si piega e l’America si richiude su se stessa. L’Europa, in fondo, che problemi avrebbe? La pace sarebbe salva, forma un bel quadrunvirato Fico, Orban, Conte, Salvini e corre a leccare lo stivale dei suoi padroni.

Un visionario autore polacco degli inizi del ‘900, Ignaz Witkiewicz, nel suo romanzo più famoso, Insaziabilità, raccontava di un’orda gialla che risaliva l’Europa fino ad assoggettarla crudelmente. L’America a quell’epoca era lontana ed appariva irraggiungibile. Rendiamola tale e puntiamo tutto sull’esercito europeo, sul nucleare franco inglese. Difendiamo l’integrità danese a spada tratta, O Canada!, Que viva Mexico. Un successone sicuro, perché mai preoccuparsi. Mica Putin e Xi affossano la vita democratica. Trump è il problema vero.

Licenza piaxabay

Tags: NixonRampini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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