Il tribunale dell’Aja oltre a condannare per crimini di guerra Karadzic e la sua banda, emise un verdetto di condanna per complicità contro le forze dell’Onu presenti a Srebrenica. Queste non fecero nulla per impedire il massacro della popolazione mussulmana da parte dei miliziani serbo bosniaci. Anche se in verità le truppe Onu non disponessero di una risoluzione che gli consentisse di intervenire militarmente, la loro inerzia disgustò l’opinione pubblica mondiale. Il paradosso di mandare i soldati senza poterli usare ha tormentato l’occidente in altre occasioni nel secolo scorso, come in Rwanda dove venne consumato un genocidio altrettanto brutale. L’unico modo di salvarsi allora la coscienza fu l’effetto ritardato, nessuno vedeva direttamente i massacri consumati, nessuno poteva immaginarseli fino a quando non furono raccontati e provati in tutto il loro orrore.
Anche per questa ragione fa un certo effetto davanti a quello che sta avvenendo nel Donbass, documentato in diretta, vedere persino chi sostenga le ragioni dei russi e che rimproveri gli ucraini di non farsi sterminare pacificamente, senza resistenza. Intere trasmissioni televisive sono allestite con personaggi che sostengono queste tesi e vi sono articoli di giornali che le riportano impunemente. Vi si chiede di lasciare che i russi facciano in pace il loro lavoro come fece il generale Mladic e non disturbarli. Srebrenica è stato molto in piccolo quello che si sta ripetendo oggi in grande a Mariupol, o a Severonodovest a Rubizhne, ed in tutti i centri abitati di cui ancora nemmeno si conosce il nome, come non si conosceva quello di Bucha, ma che presto balzeranno all’onore delle cronache. E che cosa si vedrà allora se non che abbiamo consumato dieci, quindi, venti nuove Srebrenica, sotto i nostri occhi e mentre da noi si discuteva della pace e del dialogo. Eppure tutto questo era ben chiaro tanto che c’è stato subito chi si è messo a dire, ma no non è possibile, non è vero, quelli che vedete stesi nelle strade, sono delle comparse. Fingono di essere morte.
Le città distrutte, i cadaveri sotto le macerie che non saranno nemmeno seppelliti, le distese di tombe già scavate e riempite, non sono sufficienti. A Mariupol i cosacchi hanno danzato allegramente per festeggiare, l’avvenuta liberazione. Settemila passaporti russi sono stati consegnati nella giornata di ieri. Gli abitanti di quella città erano duecentomila. Aspettiamo ancora di sapere quanti ne sono rimasti. Solo allora avremo una idea più precisa del massacro avvenuto. Per lo meno i soldati che c’erano hanno combattuto due interi mesi per evitare quanto è successo, nessuno potrà accusare di complicità le truppe che erano dislocate a difesa della città. Per questo bisognerà chiedersi se non verrà accusato l’occidente che con le armi avrebbe dovuto inviare le truppe necessarie per impedire che si verificasse quello che è successo e sta ancora succedendo in tutto il Donbass. E questo non tanto per ragioni geopolitiche e strategiche, magari chissà l’appetito vien mangiando ed un pidocchio come Putin finisce con il credersi il nuovo Pietro il Grande, ma proprio solo per poter dormire la notte.






