C’è sempre da chiedersi se l’articolo 15 della Costituzione venga rispettato o meno, perché una volta proclamata l’inviolabilità e la segretezza delle comunicazioni, si consente alla autorità giudiziaria una loro limitazione, sebbene con le garanzie stabilite dalla legge. Cosa accadrebbe se un governo ritenesse la popolazione italiana nel suo complesso capace di commettere reati di ogni genere e grado e ed in realtà, poi, di commetterne? L’autorità giudiziaria sarebbe indotta a controllare le comunicazioni dell’intera popolazione e quali che fossero i costi per lo Stato, sarebbe suo dovere farlo.
Nemmeno due mesi fa la Rai ha mandato in onda il pregevole sceneggiato di Marchio Bellocchio sul sequestro Moro dove si vedeva allestito presso il ministero degli Interni il primo cento di ascolto nazionale capace di intercettare e registrare le conversazioni di milioni di italiani, questo nel tentativo disperato di scoprire la prigione di Moro. Non sappiamo per la verità quanti italiani siano stati intercettati, né sappiamo esattamente se davvero sia esistito un baraccone di simili proporzioni. Sappiamo che nonostante anche un simile potente mezzo che se davvero istituito lo fu in violazione della Carta costituzionale, nessuno scoperse la prigione di Moro. Per scoprirla sarebbe stato invece necessario semplicemente perquisire un appartamento in una ‘operazione di polizia’ legalmente autorizzata e sulla quale la polizia preferì soprassedere. In compenso, da almeno allora, era il 1978, gli italiani che possono avere commesso dei reati, o essere in procinto a commetterne, sono a conoscenza della possibilità di venire intercettati dalle forze dell’ordine. Per cui la domanda è, chi sono davvero coloro che al telefono si sentono liberi di parlare di eventuali malefatte? Ma soprattutto, l’autorità giudiziaria sa dirci quali prove ha raccolto da poter usare in sede processuale attraverso l’uso non limitato delle intercettazioni? Questo in quanto sembra appurato che mafiosi non usano i telefoni da decenni, Riina, per lo meno comunicava con i pizzini. Denaro, nonostante l’uso delle intercettazione stava in libertà da trent’anni e comodissimo a casa sua.
Il ministro della Giustizia Nordio ieri alla Camera è stato comunque chiaro a riguardo dell’uso delle intercettazioni relative alla mafia e alla corruzione, la magistratura ne predisponga pure quante ne ritiene opportune. Sta ai cittadini invece chiedere e chiedersi dei risultati conseguiti dalla giustizia attraverso l’uso di un tale strumento da parte delle procure, oltre a quello della diffamazione e dell’intimidazione entrambi ricorrenti e dimostrati con evidenza dalla stampa.
Il fatto che ci si ritrovi Nordio al ministero della Giustizia invece di un qualsiasi Alfonso Bonafede dovrebbe già essere parte della risposta che i cittadini italiani si sono dati a questa domanda.
Foto dalla Galleria del ministero della Giustizia | CC0






