Il motivo per cui Zelensky è vivo e Khamenei è sotto terra, si chiama supremazia aerea. La Russia 10 volte l’Ucraina, non è riuscita ad averla in quattro anni di guerra, Israele venti volte più piccolo dell’Iran, l’ha presa in otto ore il giugno scorso. La guerra in corso, che è la stessa, dal Donbass al Libano, è tutta qui. Una coalizione non è in grado di farla la guerra perché le sue armi non sono competitive con quelle del suo avversario. L’Iran, come lo era il Venezuela, era difeso dalle armi russe, come la Siria allocava la truppe di Putin e degli ayatollah. In queste condizioni la guerra in quanto tale è già finita, perché se l’Iran fosse in grado di continuarla, o la Russia volesse aiutarla, non sparerebbero missili sulle ambasciate, attaccherebbero la flotta statunitense nel golfo. Alcune città sono bersagliate dalle bombe, certo così come il pezzo forte dell’Iran, il terrorismo, non si è ancora visto e potrebbe essere rilanciato, solo che un regime mostratosi tanto debole e colpito in tutti i suoi terminali, avrà difficoltà a praticarlo rispetto a quando ruggiva in Libano negli anni ottanta del secolo scorso.
Per questo parlare di guerra del golfo è un’esagerazione. Saddam riuscì a fuggire alle bombe e ad organizzare una resistenza, quando il vertice dello Stato iraniano è già stato eliminato. Se se ne ricostituisce uno nuovo sulle macerie avrà tutto un altro impatto. L’agonia di un regime può essere un po’ meno lunga, ma non può scongiurare la crisi terminale. Il motivo non è militare, ovviamente è politico. La rivoluzione iraniana aveva come protagonisti gli studenti universitari. Furono loro il braccio armato degli ayatollah. Oggi sono gli studenti che si sacrificano contro i pasdaran e sono disarmati. I giovani iraniani preferiscono le bombe alla repressione. Uno slogan che non vedremo campeggiare nelle piazze delle capitali europee questa primavera. Si sono dimenticate a cosa si deve la sconfitta del nazifascismo.
La grande distanza fra America ed Europa si è misurata sul covid nel 2019. Trump allora presidente disse l’America non chiude e tutte le misure di contenimento prese, dove furono prese, vennero dalle amministrazioni locali. Questo quando gli Stati europei, esclusa la Svezia, avevano già barricato la loro popolazione in casa. Se è vero, come era convinta l’amministrazione Biden, che il virus fosse artificiale e fuggito da un laboratorio di Wuhan, i cinesi seppero che gli europei consideravano la loro vita più preziosa della libertà. Era stata così invertita l’epopea rivoluzionaria dell’occidente, che iniziata nel 1789 presumeva la libertà o la morte. Nel 2019, la libertà non era poi così importante. Perché mai preoccuparsi di quella degli ucraini, o dei cinesi di Taiwan, che nemmeno sono occidentali. Un calcolo sbagliato, come quello dell’Iran il sette ottobre del 2024, quando ha provato a disarticolare l’occidente con un attacco ad Israele. Il regime ha pagato quell’errore. La Russia sta per pagarlo, mentre l’Europa lentamente, persino Macron si sta movendo, ritroverà la sua coesione. Pericolo scampato.
pubblico dominio







