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La lista

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
31 Luglio 2025
in L'editoriale
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La Russia ha stilato più liste di proscrizione di qualsiasi paese al mondo, in confronto a Stalin, persino Silla era un dilettante, per cui non è che stupisca vedere la proroga di questo vizio maniacale. Anzi, con tutte le morti di giornalisti, oligarchi, avversari politici, era fin troppo ovvio che Putin, uno psicotico proveniente dalla polizia politica sovietica, mantenesse viva la principale tradizione di famiglia. Quello che invece non si era mai visto prima, era una lista, resa pubblica oltretutto, di esponenti istituzionali di Stati terzi, che pure dovrebbero essere fuori dalla immediata disponibilità della Russia. Le liste hanno sempre avuto un impiego pratico, appena stilate. Chi vi si trovava sopra era spacciato la notte stessa. In questo caso mostrano un intento a dir poco velleitario.

Se invece l’intenzione era quella di intimidire, Putin casca male, perché non è nelle condizioni di farlo. Stalin arrivò a Berlino, Krusciov a Budapest, persino Breznev occupò Praga e Kabul, sai quante liste. Putin ancora non ha preso Karkiv, trenta chilometri dal confine. Figurarsi il tempo che un simile posapiano ci metterebbe ad arrivare a Roma. In compenso è riuscito a fa sapere che lo odiano proprio ovunque e persino chi, vedi il ministro Taiani, giura in diretta televisiva di essere un amico sincero del popolo russo. Complimenti al ministro. Con tali delicate parole ha peggiorato la sua posizione.

Quanto a Mattarella, il presidente non è persona che si scomponga. Il paragone fatto con il Terzo Reich è perfettamente pertinente, per lo meno se si considera il Terzo Reich quando attaccava paesi limitrofi della stessa lingua, l’Austria o parte della Cecoslovacchia. La differenza è che Hitler godeva di un consenso in quelle regioni che a Putin manca completamente. Se si dovesse fare un rilievo sotto il profilo storico al Capo dello Stato, sarebbe quello, semmai, che a Putin piacerebbe essere come il Terzo Reich. Il Terzo Reich ebbe, per lo meno temporaneamente, quel successo che a Putin manca completamente. Putin sguazza nel fango dal primo momento in Cecenia. Dopo tre anni, il Terzo Reich calzava stivali lucidi

Piuttosto, lascia interdetti la reazione del governo italiano. Il presidente del consiglio ha detto che la minaccia, o quello che è, sarebbe inaccettabile. Eppure l’ha accettata. Quale sarebbe altrimenti la risposta dell’Italia alla provocazione russa? La convocazione dell’ambasciatore per un chiarimento? Il governo fa ridere. Si ritiri il corpo diplomatico italiano da Mosca. Si chieda a quello russo di lasciare Roma perché indesiderato e sarebbe ora. Si autorizzi l’Ucraina ad impiegare le poche armi italiane ricevute come meglio crede. Almeno Putin avrebbe una ragione di proscrivere Mattarella, Taiani e Crosetto, tanto i nomi messi sulla lista non saranno più cancellati.

Mattarella ha fatto pienamente e degnamente la sua parte. Egli ha dichiarato da subito all’universo mondo cosa è la Russia veramente e proprio ribaltando la stessa tesi impiegata da Putin per giustificare un’operazione speciale lunga più di tre anni. Non sono gli ucraini i nazisti. Il nazista è lui con la sua cricca del Cremlino. Il governo italiano, invece, manco gli spara contro. Con il suo ministro degli Esteri in lista si considera un amico storico, così ha detto Taiani, della Russia. Beh, se i russi ti mettono in una lista come quella, sarebbe ora che il ministro degli Esteri uscisse dal lettone in cui sta dormendo. Tu sei un nemico, solo che ancora non te ne sei accorto. Bisogna che inizi a comportarti come tale, prendendo finalmente le necessarie precauzioni. Lasciar girare i russi liberamente in Italia, non è il caso e per la verità, mai dovrebbe esserlo stato. Svegliate anche Piantedosi a proposito, che non si capisce cosa stia facendo. Salvini è convinto che il problema sono i migranti.

licenza pixabay

Tags: russiaSilla
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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