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La lunga agonia della Prima Repubblica

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
7 Aprile 2023
in L'editoriale
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A furia di sottoporre una repubblica democratica nel fiore degli anni ad accanimenti terapeutici per cercare di curarne i mali, si possono mutarne i presupposti. Eppure il procedimento di trasformazione democratica, per come avviene nella storia, richiede un momento formale solenne che si chiama Carta Costituzionale. Non basta modificarla surrettiziamente, cambiarne linguaggio e introdurre strampalate leggi elettorali per dire che sia finita una Repubblica e ne sia iniziata un’ altra. Serve una nuova Costituzione, applicata possibilmente, un referendum popolare, una assemblea nazionale che la discuta. Altrimenti abbiamo solo e sempre la stessa prima Repubblica che ferita più volte prolunga semplicemente la sua agonia. La bagarre sull’antifascismo è tipico della prima Repubblica. Le Disposizione transitorie e finali, prescrivono infatti che “in deroga all’articolo 48, sono costituite con la legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista“. Allora perché mai contestare dei capi “irresponsabili” che con il regime fascista non centrano niente? L’antifascismo della prima Repubblica si rivolgeva alla sola organizzazione del partito. In Italia non ci sono nemmeno leggi antinegazioniste. Per cui il quotidiano l’Avvenire ci spiega, più o meno ogni anno, che l’olocausto c’è stato anche in America, contro i poveri indiani e solo perché ti scotennavano. Accusare qualcuno di violare il titolo XII della Costituzione, presume accusarlo di voler ricostruire il partito fascista, non di pensare che il partito fascista fosse magnifico. La prima Repubblica assicura inderogabilmente la libertà di pensiero, persino ai capi del regime fascista. Mai dovessimo ripiombare nel fascismo, i nostri posteri quando se ne libereranno si ricordino di mettere. un titolo costituzionale che chiede la fucilazione, in deroga all’articolo che prescrive la pena di morte, dei responsabili del regime fascista. Questo per non correre futuri rischi inutili. Allora potranno dire ecco la Seconda Repubblica che ha fatto giustizia formale del fascismo e inibito i suoi eredi, quando la Prima li ha preservati.

Silvio Berlusconi è dunque un campione della Prima Repubblica senza la quale sarebbe stato un imprenditore fallito dal momento in cui un pretore gli oscurò le emittenti. Il partito socialista impose che quelle venissero ripristinate in chiaro ed una legge di Stato assicurò il duopolio. Rino Formica raccontava, c’era una sua spassosa intervista pubblicata a La Stampa, che incontrato Berlusconi aveva riferito a Craxi del desiderio di quello che voleva diventare ministro dell’export italiano nel mondo. Craxi reagì con un’espressione milanese non riproducibile, ma insomma che in sostanza significava, Berlusconi si facesse gli affari suoi. Alla prima occasione le televisioni di Berlusconi si rivoltarono contro l’amico Craxi. Funari gridava in diretta ogni santo giorno, “vai avanti Di Pietro”. Probabilmente non c’era un’intenzionalità politica. Gli spettatori sostenevano Mani Pulite? Berlusconi schierava le sue televisioni da quella parte per un semplice fine commerciale. Tanto che ricordiamo di quando telefonò in diretta ad una trasmissione Rai di Santoro per interloquire con l’onorevole Veltroni che aveva appena dichiarato di voler superare il duopolio televisivo. Ma come onorevole Veltroni, dice sul serio? balbettava Berlusconi. Tempo due mesi nacque Forza Italia.

E’ vero che risulta difficile pensare alla stessa Repubblica quando tutti i partiti o quasi sottoscrittori della carta costituzionale vengono messi da parte. In genere nelle democrazia avviene il contrario, si supera la Carta non i partiti, perché sono i partiti sottoscrittori i garanti della forma costituzionale e senza i partiti sottoscrittori chi è che garantisce per la Costituzione? Trovate un solo articolo che ce lo spieghi. Ad ogni legislatura c’è invece un nuovo partito che ne propone modifiche, cosa pienamente costituzionale, se non perché anche la minima modifica di un articolo qualunque, è in grado di produrre scompensi alla struttura democratica prevista. La riduzione dei parlamentari, è peggio della abolizione del Senato. L’abolizione del Senato si spiega con la necessità di accelerare il processo legislativo, la soppressione dei parlamentari è stata spiegata sulla base di logiche di risparmio, quando il principio di rappresentanza democratica, in Repubblica, non ha prezzo.

Berlusconi ha dato un grande contributo ai costi della vita democratica, persino nelle relazioni fra sessi diversi, e questo anche non comporta un superamento della prima Repubblica per una seconda, al contrario. All’epoca c’erano gli scandali rosa. Piuttosto comporta un indebolimento generale della Repubblica, l’agonia appunto. Lo spiegava Montesquieu che mentre il regime aristocratico si fonda sull’onore, quello repubblicano sulla virtù. Solo quello plutocratico mette al primo posto delle relazioni sociali il denaro. C’è un precedente di Barras in Francia all’indomani di termidoro. Con la costituzione ancora la stessa quello mise al primo posto il denaro rispetto alla virtù. Per istituire una Seconda Repubblica, invece, Barras dovette far scrivere una seconda costituzione.

CCO

Tags: BerlusconiMontesquieu
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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