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La parata della sconfitta

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Maggio 2026
in L'editoriale
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L’intera ricostruzione bellica fatta da Putin durante la parata del 9 maggio è una volgare banalizzazione della storia. L’Unione sovietica nel 1939 era alleata della Germania nazista e ne era completamente a rimorchio. Grazie a quella alleanza, Hitler invase la Polonia. Si può dire che se l’America avesse inviato la flotta in difesa del mar baltico, Hitler sarebbe stato sconfitto in poche ore. La riluttanza di Roosevelt ad un impegno militare diretto, come richiesto dall’Inghilterra, ha favorito l’aggressione nazional socialista in Europa, non c’è dubbio. Roosevelt però non si spartì la Polonia con Hitler come fece Stalin.

L’alleanza di Hitler con Stalin fu propedeutica all’attacco alla Francia, che vide ancora gli Stati Uniti d’America recalcitranti. Churchill chiese a Roosevelt degli aerei, quello gli offerse dei cavalli. Questo atteggiamento di Roosevelt si spiega con il disinteresse americano alla vicenda europea e ad andare d’accordo con le leadership più forti, senza immischiarsi. Un tratto comune a tutte le presidenze statunitensi, se non messe alle strette. Le cose cambiarono quando il Giappone attaccò a Pearl Harbour e la Germania ruppe il suo patto con la Russia. A quel punto la Russia apparve spacciata. I tedeschi penetrarono nelle sue difese come il burro per tutta l’estate del 1941. Senza l’ossessione della pulizia etnica, Hitler avrebbe preso Mosca prima di una reazione di Stalin che era sotto shock. Fu il sostegno di Roosevelt a consentirgliela. Senza l’aiuto americano semplicemente la Russia avrebbe cessato di esistere. Non sono gli storici americani a dirlo, ma quelli russi del dissenso Geller e Neckic tornati all’insegnamento dopo l’esilio ed il carcere.

Stalingrado è un mito buono per Hollywood. Se Hitler avesse seguito i suoi generali, von Paulus si sarebbe ritirato ed i russi sarebbero rimasti con le pive nel sacco. Anche cancellata dallo scacchiere la sesta armata, la Germania affronta la battaglia di Kursk e la vince. I famosi T35 sovietici, gli unici che sono sfilati ieri a Mosca, la Russia non ha più riserve, ne rimasero 900 sul campo contro cento cinquanta tedeschi. Un’ecatombe. Il T35 tanto è impressionante quanto lento e non dispone di una corazza sufficiente. Senza lo sbarco alleato in Sicilia, la Russia sarebbe stata spacciata una seconda volta. Hitler ritenne di dover spostare le truppe dal fronte. Solo allora la Russia poté passare alla offensiva contro un esercito dimezzato.

Roosevelt e Churchill sapevano perfettamente, sin dalla riesumazione delle fosse di Katyn, cosa fosse l’Unione sovietica. Roosevelt era tuttavia convinto che si sarebbe democratizzata. In ogni caso non aveva nessuna intenzione di andare alla guerra con i russi vinta quella con i tedeschi. Lasciò Stalin, con raccapriccio di Churchill, padrone del campo. Putin vanta una liberazione che non è mai esistita. Lo sanno gli ungheresi, i cecoslovacchi, per non parlare dei baltici che preferiscono i nazisti ai russi. Lo sanno gli ucraini i primi che entrarono a Berlino con l’Armata Rossa e ora combattono la Russia con tutte le loro forze.

In Italia abbiamo avuto docenti universitari gettonati dai mezzi di informazione pronti a spiegarci dal primo momento, che solo per la posizione geografica l’Ucraina era spacciata, non avrebbe mai potuto competere. Bastava che i russi inviassero ogni anno milioni di soldati. Infatti li hanno inviati e sono tutti morti. Combattono i coreani ed i nepalesi in Ucraina, o i galeotti. La tecnologia è sempre stato il punto debole dei russi e gli ucraini hanno attinto a piene mani dagli americani. Dal 1978 l’esercito americano lavora sulla robotica ed è questa che ha consentito all’Ucraina di conseguire i suoi successi sul campo, oltre a quelli ottenuti in territorio russo, che Putin non riesce a difendere. La superiorità americana è anche sulla balistica.

Il Putin che si è visto ieri, attorniato da pochi fedelissimi, lontano dalle folle, in una sfilata degna di un esercito da terzo mondo, sembra sul punto di cadere. Chiunque comprende il fallimento colossale. Tranne in Italia, dove ci sono ancora gli estimatori, quelli cresciuti nell’idea che la Russia sia invincibile, che ha sconfitto Napoleone, Hitler, Nixon e adesso Trump. Teoricamente, si è vero, la Russia potrebbe lanciare un’offensiva ibrida contro l’Europa, ha i mezzi predisposti per farlo, esattamente come li aveva per attaccare l’Ucraina. Il problema è, visto come sono andate le cose fin’ora, se le conviene. O se le conviene, piuttosto, fare fuori Putin per tornare velocemente al dialogo.

pubblico dominio

Tags: PutinUcraina
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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