Non fosse per la performance del ministro Taiani, davvero spettacolare anche per un circo di pagliacci, vedere gli esponenti di un governo mettersi a saltellare su un palco ha qualcosa di mestamente penoso. Che poi si capisca l’euforia va da sé. Si trovano contro un’opposizione a dir poco in stato confusionale e hanno appena incassato nuovamente le lodi sperticate della stampa britannica. Dal Finantial Times all’Economist si sono prodigati in lodi per il governo italiano, finalmente stabile ed affidabile. In passato ci furono estimatori inglesi del governo italiano persino più importanti della carta stampata, Lloyd George e Winston Churchill, eppure le relazioni nel breve medio periodo non andarono lo stesso al meglio. L’Inghilterra ci fece la guerra. Tanto varrebbe prenderla con le molle, appunto la si chiamava perfida.
La principale ragione per cui la stampa liberal conservatrice britannica loda l’Italia è la stessa per la quale lo faceva quella laburista, ovvero un governo in patria di segno opposto. Visto che Starmer lo si vorrebbe già buttare a mare, ecco che si inizia a dire che persino l’Italia appare un modello. Considerando quanto siano autoreferenziali gli inglesi, il confronto è immediato. Siamo arrivati al punto che il governo italiano è meglio del nostro. Questo il messaggio. Solo che per dare un colpo al governo di Sua Maestà si sceglie una mazza malandata, intanto perché il tonfo risuona meglio, poi perché una simile arma sarà facile da riporre. Era accaduto questa estate quando ci si era messi a scrivere che il reddito pro capite italiano aveva superato quello inglese. Questo perché l’Italia aveva raggiunto una qualche eccellenza produttiva? No. si era invece contratta la crescita della popolazione. Il paese che sta meglio è quello che investe nel suo futuro e in Inghilterra aumentano le nascite che nel Belpaese latitano. A questo gli inglesi sono attentissimi. In genere considerano l’Italia prossima al terzo mondo e a differenza da quello la demografia è al tracollo. Continuiamo così e torneremo presto il loro zimbello.
La precarietà economica della situazione italiana non la comprendeva Bettino Craxi, che anche gonfiava il petto quando riceveva lodi dalla stampa inglese, figurarsi se la comprende l’onorevole Meloni che con tutto il rispetto ha una caratura politica alquanto inferiore al leader socialista. In compenso potrebbe iniziare a farsi una domanda. Se il suo governo è così stabile al punto da ottenere i riconoscimenti d’oltre manica, perché ingegnarsi in una riforma costituzionale come quella del premierato? Il governo Meloni è l’esempio vivente di come la politica sappia dare più di qualunque legge scritta solidità ad un esecutivo. Mettersi a discutere della riforma potrebbe solo compromettere tanto meraviglioso equilibrio.
Anche perché il premier è un istituto britannico che si appoggia su tre secoli buoni di storia patria. In Italia vai a sapere che effetti avrebbe. Appena dimenticato il termine “presidente del Consiglio”, ci siamo trovati con uno che decretava da Palazzo Chigi e ci spiegava chi potevamo frequentare e quando. Vai a sapere se un domani non ci troviamo un’altra che ci obblighi a saltellare come riesce, formidabilmente, il ministro Taiani.
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