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Briciole di politica estera

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
24 Marzo 2025
in L'editoriale
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Disgraziatamente l’Italia ha pagato sullo scacchiere internazionale il giudizio che ne dava Metternich al congresso di Vienna, di mera espressione geografica. Certo è che anche ad unità nazionale conseguita, solo Cavour ha saputo dare un qualche profilo coerente e quando ancora Roma era parte dello Stato pontificio. Alla prova della prima guerra, subito sono tutti passati dalla Triplice, al neutralismo, alla Francia. Peggio i repubblicani che erano rimasti coerenti sull’interventismo dal primo momento con gli anglo francesi, persero, a guerra conclusa, un milione di voti. Non vale nemmeno la pena di parlare del comportamento nella seconda guerra mondiale. Da antitedeschi che si era, a paria del nazionalsocialismo. Poi la pantomima del Gran consiglio, “la guerra continua”, la pace separata, il cambio di campo.

Anche il dopoguerra è stato complesso, persino per quello che concerne la stessa costruzione europea. Nessun paese occidentale aveva un partito comunista delle dimensioni di quello italiano e rivolto interamente a Mosca quando Mosca era un nemico. E nessun paese occidentale ha all’interno dei suoi confini uno stato ecclesiastico. Perché ci sarebbe anche questo da considerare, la corona d’Inghilterra è il capo della Chiesa, non ci fa il concordato. Se oggi l’Italia è uno dei paesi europei in cui la Russia ha più simpatie, deriva dal lungo continuo lavoro di cooperazione fra il Pci e l’Unione sovietica, proseguito fra politici italiani ed organizzazioni varie con la Russia anche dopo la fine del socialismo reale e con la medesima lena. Poi vi sono state infinite sfumature sui rapporti atlantici, sul medio oriente che non si ha il tempo di riepilogare. Non c’è da stupirsi più di tanto se oggi maggioranza ed opposizione sono così variegate al loro interno sulle decisioni di politica internazionale. Ogni forza politica, giusta o meno che sia, ha una sua sensibilità sovra esposta.

Per Angelo Panebianco, Corriere della sera di oggi, il limite è stato passato dai comportamenti del segretario del Pd. Elly Schlein ha messo in questione persino le risoluzioni prese dal suo gruppo europeo. Perché l’onorevole Schlein non riesce a compattarsi con il governo almeno sulla politica estera, come è tra socialisti e popolari in Germania, o tra laburisti e conservatori in Inghilterra? L’onorevole Meloni, dall’opposizione, aveva sostenuto la politica ci Draghi sulla guerra in Ucraina e questo suo atteggiamento le aveva dato credibilità. E Panebianco ha perfettamente ragione, non fosse che non si capisce quale sarebbe la politica estera del governo italiano che l’onorevole Schlein dovrebbe sostenere, dal momento che Siamo arrivati alla barzelletta del ministro dei trasporti che prende contatti politici con il vice presidente statunitense direttamente. Al governo ci sono le comiche, non una politica estera.

La nuova amministrazione statunitense dovrebbe essere considerata con una qualche prudenza. Trump si trova a gestire una situazione complessa di cui non è stato compartecipe. Trump non ha sostenuto Biden sulla politica internazionale e questo è in realtà uno scenario della politica statunitense inedito, iniziato con Obama, contrario alle politiche di Bush e continuato con McCain, contro la politica estera di Obama. Questo sconvolgimento di una consuetudine statunitense non è stato sufficientemente osservato. Presenta risvolti inediti anche all’interno dello stesso partito di maggioranza. La politica dei dazi annunciata da Trump ha contro tutti i nostalgici reaganiani. Per cui i contatti con l’amministrazione americana che non sono fra i vertici di Stato, dovrebbero essere sempre riservati. Un governo che non è in carica nemmeno da cento giorni, può modificare rapidamente le sue posizioni. Il governo italiano sembra invece preoccupato di mettersi una medaglietta.

Se è vero che la Schelin balbetta, l’onorevole Meloni è proprio inciampata, astenendosi all’europarlamento sul sostegno all’Ucraina. C’è un solo tema su cui concorda la maggioranza, non bisogna mandare i soldati. Non si rendono conto che meglio farebbero a stare zitti. Intanto perché se si precipitano a far sapere che l’Italia non vuole combattere, non si capisce in cosa sostenga un paese aggredito. Poi, perché potrebbe essere decisiva per la politica internazionale la presenza delle truppe, soprattutto nel caso arrivassero quelle cinesi.

l governo non ha più nessuna politica estera da sostenere, questo è il dramma della situazione, non i dubbi dell’onorevole Schlein. All’opposizione solo Calenda e Conte hanno una vera linea di politica estera. Calenda, la stessa del Pri. Conte quella di Peskov, il portavoce del Cremlino.

Galeria della presidenza del Consiglio

Tags: SchelinTajani
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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