Praticamente ogni giorno, dal presidente Violante, “coraggiosa e determinata”, al presidente Fini, “ragiona secondo gli assi cartesiani della politica” si leggono e si ascoltano lodi del presidente del consiglio italiano. Da quanto Politico ha definito Giorgia Meloni “la leader più potente d’Europa”, dio ce ne scampi. Anche gli Usa ce la invidiano, è corso a scrivere persino il professor Tivelli, che pure ha conosciuto Giovanni Spadolini. Se tante illustri personalità, una rivista prestigiosa, hanno ragione, fantastico. L’Italia è in una botte di ferro per cui sarà un gioco da ragazzi riportare a casa Cecilia Sala chiusa in una prigione a Teheran..
Un presidente del consiglio tanto autorevole e considerato, dovrebbe già trovarsi in una fase avanzata per la liberazione della collega trattenuta senza ragione alcuna nelle carceri iraniane. Cecilia Sala non è una Salis e nemmeno un Chicco Forti, per cui il peso mondiale del nostro presidente del consiglio dovrebbe essere sufficiente a farla scarcerare immediatamente. Dovrebbe bastare una telefonata dell’onorevole Meloni all’ayatollah Khamenei, oppure una sua foto autografata spedita per posta. Vogliamo esagerare? Una visita del presidente Meloni in Iran. Magari i mullah sono solo gelosi, l’onorevole Meloni è andata dappertutto tranne che da loro. Eppure Mattei nel 1957 aveva siglato con la National Iraniana Oil Company un piano di accordo per le concessioni di sfruttamento. E anche se la rivoluzione khomeinista cambiò la prospettiva, nel 1999 proprio Khatami venne in Italia per riprendere le relazioni e lo fece con successo. D’Alema era perfetto per recuperare il rapporto con l’Iran, amico come era di Hezbollah. Trovato grazie ad Obama l’accordo sul nucleare, il primo ministro europeo a recarsi nella Repubblica Islamica, fu Emma Bonino. Tanto per dimostrare quanto l’Italia ci tenesse a riallacciare i legami. Non parliamo del ruolo della Mogherini. Inghilterra, Francia e Usa andavano da una parte, la Mogherini dall’altra. Per cui diciamo che contatti con l’Iran ci sono.
Solo nel caso in cui ai mullah non gliene importasse niente del prestigio del presidente del Consiglio italiano, anzi. Magari ancora ridono perché non sa distinguere un dignitario africano da un comico russo. Allora saremmo parecchio messi male. Intatto bisognerebbe incominciare a pensare che l’onorevole Meloni non esprime nessuna potenza fuori dalle nominate dello Stato e che soprattutto, non conosce nemmeno dossier vitali per il paese, che appunto si rivolgono storicamente all’Iran, non al Congo. Il caso Sala non sarà risolto facilmente e se e quando si risolverà, questo non sarà dovuto agli sforzi della Farnesina o agli occhi belli dell’onorevole Meloni, ma unicamente da un intervento americano. E disgraziatamente in questo momento l’America non ha voglia di concedere un bel niente all’Iran, al contrario.
Quello che invece può fare l’Itale è iniziare a valutare seriamente la situazione iraniana. L’Iran è il principale responsabile della crisi medio orientale. Escluso dagli accordi di Abramo ha sollevato Hamas per colpire Israele, e poi Hezbollah ed ora gli Huti. Dal momento in cui l’Italia ha preso il comando della missione nel golfo di protezione per la navi sarebbero dovute scattare misure di prevenzione nei confronti dell’Iran, cominciando dal notificare a tutti i cittadini italiani i rischi che si potevano incontrare entrando in quel paese. Sarebbe stato già necessario convocare a Palazzo Chigi, l’ambasciatore iraniano per avvisarlo che le misure intraprese dal suo governo compromettono le relazioni diplomatiche con l’Italia in maniera irrimediabile. Sarebbe opportuno prendere in mano tutti gli asset commerciali in corso ed essere pronti a sospenderli. Di tutto questo ovviamente non c’è traccia.
L’unica parola che si è potuta ascoltare dagli ambienti governativi è stata quella di trovare un “compromesso”, non proprio una politica di potenza e forse nemmeno lungimirante, figurarsi se cartesiana. Dal che per lo meno ci si convincerà in fretta che l’Italia non conta niente e siamo pure costretti a cedere. E meno male che questo sarebbe il governo “patriottico”, quello che rilancia i valori della Nazione, che riporta a casa Forti e molla Cecilia..
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