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La Polonia nel mirino

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
11 Settembre 2025
in L'editoriale
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Che oramai Putin abbia perso completamente la testa, lo conferma l’elenco dei dirigenti russi trovati morti in questi tre anni, non ultimo il ministro dei trasporti Starovolt. Senza poter contare i funzionari di minore importanza che spariscono e di cui non si sa più niente. Quando Stalin fece mettere Molotov nelle liste di epurazione, ebbe un colpo apoplettico. Per quanto Putin abbia maggior cura per la sua persona e dei suoi servizi di sicurezza, è già andato molto oltre ogni possibile forzatura della sua cerchia sempre più ristretta. Nessuno di questa può considerarsi al sicuro.

Neanche Putin stesso. Gli amici cinesi gli hanno appena comunicato che il petrolio in esubero che si ritrova glielo compreranno ad un terzo del suo valore e questo dopo che già Pechino ha cambiato le mappe geografiche. L’isola sul fiume Amur di Bolshoy Ussuriysky, è diventata confine cinese. Poi Putin non ascolta nessuno. Ha visto Trump e Modi, entrambi gli hanno detto di porre fine alla guerra e lui ha aumentato i bombardamenti su Kyiv e l’Ucraina in generale. Putin non dispone più di un arsenale infinito, deve attingere da risorse iraniane e nord coreane, per cui scarica tutto il possibile con pause sempre più lunghe durante le quali conta i danni che gli infligge l’Ucraina. Da mesi l’Ucraina colpisce il territorio russo, in particolare le raffinerie. Già in alcune regioni della Russia vi sarebbe il razionamento della benzina. In realtà di tutti i disagi causati dalla guerra nelle provincie non si ha nemmeno idea, il regime ha dato ancora un giro di vite alle comunicazione ed all’informazione dei cittadini.

Infine c’è il fallimento militare, la famosa offensiva a Povrovsk di questa estate è fallita un’altra volta. La ragione per la quale Putin ha accettato il tavolo negoziale, se gli si desse Povrovsk con i negoziati avrebbe finalmente via libera per puntate su Kyiv, perché Odessa non ha nessuna possibilità di prenderla senza la caduta del governo ucraino. Soltanto che nemmeno Trump ha intenzione di regalargli la principale piattaforma difensiva di Zelensky e Putin è diventato furioso. Possibilissimo che abbia detto colpite anche la Polonia, dato che ci siamo, chi se ne importa. I russi non odiano gli ucraini, li disprezzano. Odiano invece i polacchi. La cosa però più semplice che sia accaduta è che il sistema di puntamento di Putin ora che si è messo quasi completamente nelle mani nord coreane e cinesi, sia più approssimativo, non che la tecnica cinese sia inferiore a quella russa, al contrario, ma è la produzione in serie a mostrarsi difettosa, tale per lo meno da non eseguire alla perfezione una rotta di lancio e soprattutto se ha l’ansia di produzione del proprio materiale bellico, mai abbastanza sufficiente.

La Cina l’aveva compresa meglio di tutti il barone di Montesquieu e già nella prima metà del Settecento, quando scriveva che non c’era paese più pacifico al mondo, causa la sua estensione che la privava di nemici naturali, esclusi i russi ovviamente. I russi hanno infatti più territorio della Cina, ma tre quarti sono inabitabili o insopportabili per le temperature. La Cina comunque preferiva il commercio e l’anima del commercio è risparmiare sulle componenti del prodotto.

Questo è il problema di Putin, un problema che non aveva Stalin e nemmeno lo Zar, per la verità, non controlla più quello che sta facendo. In un simile contesto l’Europa, il mondo occidentale, può anche continuare a mettere sanzioni, a dare armi all’Ucraina e ragionare sul medio lungo periodo. C’è solo la variabile di un tiranno che con l’acqua alla gola può armare il missile sbagliato e fattolo partire non sa dove finirà per colpire.

Poniatowsky galleria

Tags: PoloniaPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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