Il vice presidente degli Stati Uniti d’America non dispone all’interno dell’amministrazione di nessun ruolo operativo. La carica esiste unicamente per supplire al presidente eletto nel caso di indisposizione permanente. Una eccezione fu la vice presidenza Cheney che si avvalse di una teoria molto discussa, quella del potere esecutivo unitario, in verità favorita delle scarsissime competenze del presidente Bush junior. Dopo l’assassinio dell’ambasciatore Stevens a Tripoli, il vicepresidente Biden prese in mano la politica americana in medio oriente. Qualunque atto della vice presidenza deve essere comunque autorizzato dal presidente. Esclusi Cheney e Biden, non ci si ricorda di nessun vice presidente nella storia degli Stati Uniti se non di coloro che subentrano alla morte dei presidenti durante il loro mandato. Altra eccezione Gerald Ford, subentrato a Nixon dimessosi per il Watergate. Kamala Harris, una vicepresidente recente, già è stata dimenticata. Tutto sommato, l”incontro di un capo di governo con un vicepresidente degli Stati Uniti, vale quanto un te a palazzo.
Il vice presidente Vance ha sicuramente un peso aggiuntivo mediaticamente. Il suo libro Elegia americana è stato un best seller internazionale e lo abbiamo visto partecipare persino ad alcuni colloqui alla Casa Bianca. Il che non altera la sua irrilevanza politica. Nessuno sembra essersi accorto che le sue contestazioni a Zelensky nella famosa conferenza stampa allo studio ovale, non hanno impedito il riavvicinamento fra America ed Ucraina. Altrettanto vanno considerati i complimenti o le critiche precedenti, rivolte da Vance al presidente della Commissione europea, soprattutto in un’occasione di circostanza, come l’insediamento di un pontefice in Vaticano.
Il presidente del Consiglio italiano ha fatto poi benissimo ad invitare insieme il vicepresidente statunitense e la presidente Von der Layen, ha offerto una bellissima immagine di buone correlazioni. Ancora meglio farebbe a non darle particolare importanza. Se l’Italia avverte un problema di scarso peso internazionale, dovrebbe preoccuparsi di partecipare ai vertici a cui è formalmente invitata e piantarla di polemizzare con gli altri paesi fondatori della Comunità. La Francia è una potenza nucleare, tale da mettere a disposizione le sue atomiche alla Polonia. Varsavia potrebbe averne bisogno nel caso di dover esercitare una qualche deterrenza, indipendentemente dalla Nato. Questo, quando l’Italia vanta di poter diventare, domani, non oggi, una super potenza turistica. Il governo Meloni potrebbe anche riuscire ad ottenere un successo nel campo. Auguri.
Dispiace per la propaganda d’accatto di Palazzo Chigi. In generale gli Stati Uniti d’America non hanno particolare bisogno di pontieri. Trump sbarcato con successo nei paesi arabi, dà l’idea di fare bene, o male, tutto da solo. Non si può dire che al presidente statunitense serva qualche incoraggiamento per varcare l’Atlantico. Il suo giro nelle capitali arabe, dove è passato all’incasso della mediazione compiuta fra India e Pakistan, va anche considerato in funzione russa e cinese. Per non parlare della guerra in corso a Gaza. Più facile che siano i paesi arabi a frenare l’aggressività di Putin, sembrerebbe stanco, di quanto possano esserlo quelli europei. Eppure nessuno si è candidato da pontiere fra mondo arabo e Stati Uniti, quando i rapporti sono molto meno fluidi che con l’ Europa. Vero che qui impazzano gli islamofobi alla Salvini, ma gli arabi hanno inventato i numeri della matematica moderna, quando i romani disegnavano bastoncini.
Anche se a tutti gli effetti si è in senso proprio delle autentiche schiappe, c’è un modo sicuro di contare sullo scenario internazionale. La geopolitica offre sempre a tutti almeno un momento di rilevanza. Basta non sopravvalutarsi vanamente e mai, assolutamente mai, pavoneggiarsi.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







