Se il problema fosse di un eventuale sostegno italiano all’impegno statunitense in Iran, tutti possono tranquillizzarsi. Non c’è nessun sostegno, nessuna relazione speciale. Il presidente del Consiglio italiano è stato chiarissimo e sincero, l’Italia non condanna e non condivide. L’Italia sta a guardare. Le preoccupazioni della Farnesina sono rivolte agli italiani nel Golfo e al personale diplomatico. Il ministro della Difesa è andato in Parlamento per dichiarare che “siamo sull’orlo dell’abisso”, non che stiamo vincendo. Il povero Crosetto ha dovuto interrompere le vacanze a Dubai e ci è rimasto male, oppure la morte di Khamenei lo ha sconvolto, non si è capito. Sul piano operativo, la Spagna di Sanchez che ha già mandato una fregata a protezione di Cipro, ha fatto più dell’Italia. Quando arriverà la marina italiana, sarà aggiuntiva. Quanto alle basi Nato, vengono usate convenzionalmente solo su richiesta dei paesi europei. Appena sono gli americani a chiederle, in genere, vengono loro negate, tanto che gli è passata la voglia. Per la logistica servivano comunque quelle inglesi nell’oceano indiano, non quelle del Mediterraneo. Starmer non gliele ha date e Trump ha detto di non averne più bisogno. Tre portaerei nucleari schierate sono, nel complesso, abbastanza autosufficienti.
L’attacco statunitense ha preso in contropiede il popolo maga, figurarsi il governo italiano. Il maga americano tendenzialmente vuole farsi gli affari suoi e nemmeno era favorevole al sostegno all’Ucraina, altro che bombardare l’Iran. Il vice presidente Vance fino all’ultimo si è detto contrario all’azione militare ed ora si ritrova spiazzato alla Casa Bianca quanto il governo italiano a Palazzo Chigi. Come si poteva pensare che Trump si mettesse ad avvisare delle sue intenzioni l’Italia. Non le ha nemmeno rivelate a Vance. Nella sua intervista riportata dal Corriere della Sera il presidente statunitense ha parlato dell’onorevole Meloni come di una personalità sempre pronta ad aiutare, una cara amica. Il che non significa che aiuti. e, soprattutto, l’amicizia non comporta una partnership.
Passato l’otto marzo, il governo italiano non ha detto nemmeno una parola contro la discriminazione delle donne in Iran. Ha dichiarato la guerra in corso illegale. Mussolini recapitava le dichiarazioni di ostilità agli ambasciatori, Trump no. Come si fa a rimproverare un simile governo di trumpismo? Infatti c’è chi si è messo a rimproverare il papa. Il nuovo pontefice doveva scomunicare quel guerrafondaio di Trump e non lo ha fatto. La situazione per la Chiesa è più delicata ed anche più seria di quella del governo italiano e non perché il pontefice è americano. Perché Khamenei era un prete. Con la differenza che la Chiesa Cattolica ha rinunciato dalla fine dell’800 al potere temporale, che la Repubblica islamica rivendica anche da morta. Tanto basta per segnare un solco insuperabile fra le due istituzioni. Senza contare che la Chiesa cattolica si convinse di ritirarsi dai suoi domini a seguito di un intervento armato di uno Stato terzo, il potente Piemonte. Per quale ragione il papa dovrebbe mai difendere le prerogative di una chiesa che ancora occupa lo Stato integralmente, ignorando il corso degli eventi? La guerra americana semina morte, vero. In quarant’anni il potere degli ayatollah ha fatto molto peggio. Per cui non ci sarebbe da stupirsi se in Varicano si capisse la necessità di far loro passare la mano. Fortuna che ce l’abbiamo il Vaticano.
Galleria della presidenza del Consiglio dei ministri







