Le ricadute dell’incontro fra Trump e Xi Jin Ping, si potranno vedere solo nei prossimi mesi, in particolare modo su quello che accadrà in Iran. Nel caso in cui la discussione ai fosse svolta davvero su Taiwan, significherebbe che i due menavano il can per l’aia. Taiwan è talmente armata da non avere nemmeno bisogno di una protezione americana. La Cina non può usare la bomba atomica sulla sua stessa popolazione a tale vicinanza dalle sue coste e soprattutto se la Russia non è in grado di fare uno sbarco ad Odessa, figurarsi se i cinesi sono un grado di sbarcare a Taiwan. La Cina popolare ha solo fatto due guerre. La prima invadendo il Tibet, ovvero contro i monaci buddisti e la vinse. La seconda quando cercò di entrare in Vietnam e prese tante di quelle legnate che cambiò rapidamente programma. I cinesi di Taiwan non sono feroci come lo erano i vietnamiti ma hanno il vantaggio di essere circondati dall’acqua.
I primi a sapere di non essere in grado di conquistare l’Isola sono i comunisti cinesi. Stimano necessari almeno dieci anni per allestire un piano di successo compatibilmente con l’ammodernamento dei propri armamenti. Tutte le loro portaerei sono a nafta e dubitano delle capacità dei loro corpi di assalto, completamente privi di esperienza bellica. Hanno mandato soldati in Ucraina ed i risultati non sono apprezzabili. A contrario dei russi i cinesi sono pratici e restano spaventati dalle possibilità di ingenti perdite che hanno ripercussioni nella società civile cinese per quanto numerosa possa essere. Furono le morti avvenute durante la Rivoluzione culturale a spezzare il partito comunista e a imporre a Mao una inversione di marcia. Le cifre del conflitto in Ucraina sono tali da paralizzare i vertici di Pechino. Tutta la dirigenza del partito oramai è fatta da vittime, dirette o meno della rivoluzione culturale. Non potrebbero sopportarne nemmeno la metà dei morti avuti dalla Russia nel primo anno di guerra. Dovrebbe essere Taiwan a chiedere di rientrare nella Cina ed il partito a valutare se accoglierla con indulgenza. Questa la loro visione della questione. Xi al massimo può aver detto a Trump di convincere la provincia ribelle. Un’impresa impossibile. E quindi Trump potrebbe anche provarci.
La Russia senza l’Ucraina è come sventrata, non controlla il Mar Nero, l’accesso naturale al Mediterraneo. Taiwan alla Cina è completamente superflua, anche il gap tecnologico oramai è colmato. Non c’è nessuna ragione per una guerra con Taiwan, se non quella dettata dal prestigio che non vale milioni di morti nemmeno per una popolazione che supera il miliardo. La cosa più semplice per Trump sarebbe di fare con Taiwan come ha fatto con l’Ucraina, lasciare ai giapponesi, al posto degli europei, il compito di supportarla. Le relazioni fra America e Taiwan sono più durature di quelle fra America ed Ucraina e mentre l’Ucraina, non ha un particolare valore geopolitico per l’America, Taiwan, ce l’ha eccome. Escludete che l’America la molli, farà finta di volerlo far credere ai cinesi, che lo sanno perfettamente e ci crederà Calenda.
Davanti a questo scenario, l’Europa, completamente marginale, fa bene a cercare rapporti con l’India come sta facendo la Commissione. L’India è più disperata dall’Europa perché patisce davvero la crisi energetica che si consuma ai suoi confini e che impatta pesantemente sulla sua crescita. Chi proprio non ha ragione di piangere, se non per le sue condizioni originali, è l’Italia. La lettera scritta dall’onorevole Meloni alla Commissione sulla necessità di una deroga al patto di Stabilità, è l’ennesimo certificato di incompetenza ed irresponsabilità di questo governo.
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