Per una volta le parole di Putin sulla creazione di una zona cuscinetto nel Donetsk per impedire attacchi dell’Ucraina alle regioni di confine, assumono, per quanto incredibile, un qualche senso. Si risolverebbe il contenzioso sull’area che la Russia rivendica senza aver conquistato e non ha conquistato perché ha preso legnate sui denti, come a Siversk.
La cittadina di Siverrsk sulla riva destra della Bakmuka, mille abitanti, è sotto attacco dal 2022 ed ha visto il licenziamento di due generali. La prima offensiva condotta è stata con i carri i cui resti sono rimasti sul terreno bruciati. Poi si è tentato con la fanteria meccanizzata e gli esiti sono stati anche peggiori. In due anni i russi hanno perso fra i diecimila ed i ventimila uomini solo in quest’area di poche decine di chilometri quadrati. Quanti siano gli ucraini che difendano il centro abitato è difficile stabilirlo, potrebbero essere anche solo trecento effettivi. Le perdite ucraine subite a Siversk non arrivano a duecento. Nel settembre del 2024 la svolta. Il comando russo ha annunciato i battaglioni motociclisti che avvicinandosi alla linea del fronte più rapidamente non avrebbero dato il tempo di venir localizzati dalle difese ucraine. Gli ingrandimenti satellitari delle riprese dei combattimenti sono tutte da cinema. Mostrano motociclette di media cilindrate dai colori sgargianti, da cui I soldati vi scendono a coppie e vengono annientati con facilità irrisoria. Una volta mimetizzate le moto, non ci si era pensato, con colori più pertinenti, i risultati sono rimasti gli stessi. Nell’ultima registrazione satellitare della settimana un motociclista si schianta diritto dentro una trincea. Non si capisce se perché ha cercato di saltarla, o proprio ci sia caduto dentro. In entrambi i casi, c’è la conferma sulle nuove scelte tattiche insieme al livello di preparazione dei militari che le perseguono. Due giorni fa il quotidiano la Repubblica ha pubblicato un brillante articolo per cui i russi avrebbero compromesso la resistenza di Toretsk e Pokrovsk che anche sono sotto attacco dal 2022 e da allora sempre sul punto di cadere. Non si parla di Siversk, a pochi chilometri di distanza, che invece resiste.
Per cui è anche plausibile che in un soprassalto di buon senso, la Russia stia davvero valutando una tregua da trattare, in Vaticano o altrove, sulla base di una zona smilitarizzata, ovvero quella del Donbass che proprio non riesce a espugnare. Non significherebbe rinunciare ad una seconda ondata. La zona smilitarizzata fu un’idea degli accordi di pace fra Usa e Nord Vietnam firmati a Parigi del 1973. I nord vietnamiti la violarono costantemente. Caduto Nixon, l’America smise di bombardarli e quelli entrarono a Saigon indisturbati. I russi smilitarizzassero Siversk, farebbero meglio del generale Giap.
I grandi strateghi militari dai tempi di Tucidide hanno sempre pensato per più motivi a guerre brevi. Quando si superano i tre anni di combattimento, nessuno può sapere chi sia più logorato o prossimo al punto di rottura. Con il generale Franco, che prolungò la guerra civile per sbarazzarsi dei futuri oppositori, comunisti in Indocina erano convinti del contrario. Più a lungo si combatte, meglio si militarizza l’intera popolazione. La Russia ha conosciuto la guerra patriottica che ha ispirato il Viet Minh, ma la guerra russa oggi non ha nulla a che fare con la guerra patriottica, questa la conduce l’Ucraina.
Per uccidere nell’ultimo bombardamento sei soldati ucraini a Sumy, i russi hanno sparato cento droni e venti missili. Una guerra buona per le cannoniere, di cui non si capisce nemmeno più la prospettiva. Al limite, la stizza. Se Putin incassasse il riconoscimento delle repubbliche e della Crimea, gli converrebbe fermarsi. Potrebbe vantare persino l’obiettivo della zona smilitarizzata. Perché notoriamente è lui ad essere stato aggredito, infatti l’America non lo accusa di aver compiuto un’invasione illegale. Putin, la vittima di quel bullo di Zelensky e dei duri della Nato, protetto dal buon Trump e dalla Santa sede. Possibile che si veda anche questa. Qualsiasi cosa pur di firmare la pace.
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