L’intervista del presidente del Consiglio italiano al New York Times, appare di una ingenuità disarmante. L’onorevole Meloni sembrerebbe non capire come mai non abbia funzionato la sua intesa con il presidente statunitense, nonostante quella che ritiene essere una comunanza ideologica. “Ci univano le idee sui migranti, e sulla cultura woke”, cioè Meloni non ha letto Goethe, Le affinità elettive. Le convinzioni più profonde possono venir travolte da un imprevisto. Invece, per stilare un’agenda politica, anche senza aver letto Goethe, serve una visione comune. Se il presidente del Consiglio ancora non si è resa conto di aver definito la guerra all’Iran “illegale”, non riuscirà a comprendere la spaccatura consumata con la Casa Bianca. Può pure telefonare a Trump quanto le pare.
C’è un equivoco di fondo tutto italiano sulla presidenza Trump che non riscontra particolari simpatie negli altri governi europei, esclusi quelli dell’est, che pure sono attenti sempre ai rapporti con gli americani, quali siano i presidenti. Poi Trump è uomo che per metà della sua vita ha fatto affari, non politica. Il principale contatto politico lo ha avuto con un esponente del maccartismo come Roy Cohn, un anticomunista viscerale, sionista ed omosessuale, non particolarmente amato dal partito repubblicano. Tanto che si credeva che Trump, durante gli anni di Reagan, fosse vicino ai democratici. Allora aveva già le stesse idee sui dazi di Benny Sanders. In ogni caso, Trump è un antisistema, non è uno che costruisce una coalizione di partiti di destra per guidarla. Al contrario, è uno che sfascia il suo stesso partito se lo ritiene necessario. Ci sono, o c’erano, esponenti repubblicani che non lo potevano vedere. Il senatore McCain non lo ha voluto nemmeno al suo funerale.
L’incomprensione più clamorosa è sulla politica cosiddetta Maga, che non ha inventato Trump. Il Fare Ancora Grande l’America è uno slogan che risale al presidente Jackson, 1829. Nel ‘900 lo hanno riesumato Reagan e Clinton e nel nuovo millennio, sebbene a suo modo, persino Barak Obama. Più semplicemente, se non sei una cittadina americana, non puoi essere un Maga, soprattutto se sei preoccupata di non venire sottomessa agli interessi di un altro paese. La questione è molto delicata. Se te sei convinta che la principale politica statunitense, la guerra all’Iran sia illegale e che gli americani vogliano alleati sottomessi, tu sei costretta a rompere con gli americani, non a ricucire i rapporti, per lo meno fino a quando Trump resta alla Casa Bianca. Poi chissà. Nel caso in cui la guerra all’Iran fosse una priorità strategica statunitense, indipendentemente da Trump, gli Stati uniti calibreranno le loro alleanze su chi ritiene l’Iran un ostacolo alla stabilità mondiale. L’Italia con la Meloni, o chi la pensa come lei, si allontanerà dagli Stati Uniti. La saluti l’unità dell’occidente, altro che storie.
Trump ha pure sbagliato ad attaccare il papa, altro passaggio dell’intervista al NYT. Può benissimo darsi che l’onorevole Meloni abbia ragione. Non si capisce solo se abbia chiaro che per il presidente statunitense il papa è solo un capo di un governo straniero. Gli Usa non hanno una religione di Stato e non è mai passato loro in testa di dover stilare un concordato. Se ritengono, criticano il papa quanto gli pare e piace. Loro, di sicuro, non lo sono sottomessi.
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