L’appello drammatico rivolto dal presidente di Confindustria Orsini sul rischio della desertificazione industriale è caduto nel vuoto delle forze politiche a cui è stato rivolto. Il presidente del Consiglio ha colto il destro per attaccare la burocrazia europea. La burocrazia in Europa la fa da padrona, ha detto e un difensore della nostrana “zucchina di mare” come l’onorevole Meloni, ha gioco facile nel denunciarne i soprusi. Resta il dato che l’Europa dei burocrati di Bruxelles in questi vent’anni è cresciuta del 40 per cento, l’Italia del sette.
Se i paesi membri non fanno niente per combattere la loro di burocrazia, come può l’Europa, che non ha potere politico alcuno, combattere se stessa? Il governo italiano mostrasse alla Commissione i formidabili successi conseguiti per semplificare i processi decisionali della sua amministrazione. Allora caspita,. questo farebbe colpo anche sugli investitori, magari darebbe fiato a qualche filiera gravata da ogni possibile cavillo giuridico. Figurarsi. Il governo non ha fatto un solo provvedimento di riforma, tanto che li ha promessi ora agli industriali riuniti in Assemblea, e quindi, visti i tempi parlamentari, si vedrà alla prossima legislatura, sempre che l’attuale governo venga confermato. Altrimenti chissà.
Anche se la struttura burocratica dell’Italia gravasse sulla produzione imprenditoriale tre volte quella di Bruxelles, per colmare il gap è evidente, che non basterebbe nemmeno cominciare con il passare per le armi gli impiegati catastali. C’è un problema di politica industriale e di investimenti, vedi il caso dell’Ilva. Un colosso dell’acciaio scomparso dai mercati e di cui oramai non si sa più niente. Se ll governo in quattro anni non ha saputo risolvere il problema dell’Ilva, di cosa stiamo parlando. Il ministro Urso si intende di factory, “fattorie”, mica di grande industria. Questo il livello del governo. Se uno chiede a Urso cos’è una farm, finisce in farmacia.
Il governo ha avuto una grande idea, la necessità di recuperare risorse e infatti si è lanciato nel mirabolante piano Mattei. Che il piano disgraziatamente non sia servito a niente, fanno bene i familiari dello storico presidente dell’Eni a chiedere di trovare un altro nome, magari chiamarlo piano Bokassa, è ovvio. Siamo l’unico paese che ha proposto formalmente la sospensione del piano di stabilità per la crisi energetica. Ci hanno risposto picche ed il presidente della Commissione Finanze, il leghista Garavaglia ha fatto spallucce. L’Europa dice di no, ma poi acconsentirà, ha detto pubblicamente. Forse la maggioranza farebbe prima a trovare un nuovo presidente della Commissione Finanze. Un minimo di decenza.
Ad un governo che non sa come investire né dove, solo quando, domani, viene in soccorso paradossalmente l’opposizione con la proposta del salario minimo. Sin dal settecento lo vogliono i padroni. Metti tutti gli operai al minimo del salario e liberi soldi per investire. In una economia globale dove competi con la Cina che in pratica ha ancora lo schiavismo, il minimo del salario per legge potrebbe ancora aiutare. Solo che l’opposizione non sa cosa dice. Fatto il salario minimo ed ottenuto il minimo del salario, si scatenerebbe la piazza. Meno male che c’è una guerra in Iran che abbatte la concorrenza. In Iran gli operai di una fabbrica che hanno chiesto un’aumento salariale dopo dieci anni, sono stati presi, arrestati e torturati per sei mesi. Quando sono stati liberati, muti. Se gli americani non lo bombardassero si sarebbero trasferiti tutti gli impianti italiani in Iran. Conviene, più che in Cina.
D’altra parte il Movimento cinque stelle, che quando aveva Grillo alla guida come andava il mondo lo capiva, proponeva la decrescita felice. Chi ce lo fa fare di essere un grande paese industriale? Un sacco di fatiche, di responsabilità. Dove deve passare la Tav, coltiviamo un orto. Basta un carrettino e portiamo tutto al mercato del paesello. Si può ripristinare il libero baratto, che pure non è uno scherzo. Guardate la nuova Ferrari. Secondo Montezemolo manco i cinesi la copierebbero. Bisognerà tirargliele dietro ai cinesi le Ferrari.
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