Il governo federale tedesco ha autorizzato un fondo speciale da 500 miliardi di euro da mettere a disposizione della Difesa. Come aveva già annunziato nel suo discorso di insediamento, il cancelliere Merz intenderebbe vedere entro la metà degli anni Trenta del nuovo millennio, oltre 400mila soldati arruolati nella Bundeswehr. Viste le crescenti difficoltà di relazioni con gli Stati Uniti, la Germania pensa a come tutelarsi, anche perché gli obiettivi divergono. Merz ha detto a Trump che la guerra all’Iran non è una priorità europea. Di rimando Trump gli ha risposto che per l’America non è una priorità quella in Ucraina. Trump mente, ma non ha importanza.
Nel momento in cui i principali stati fondatori della Comunità europea, più la Spagna, segnano una distanza profonda con la politica di Washington, i paesi dell’Europa dell’est hanno una posizione molto diversa. La Bulgaria ha un accordo per far decollare dall’aeroporto di Vassil Levski gli aerei Usa che vanno a bombardare l’Iran. Il Parlamento rumeno ha approvato la concessione della base militare di Costanza per il dispiegamento di 10 mila soldati americani. Schierati e compatti con gli Usa i tre paesi Baltici e la Repubblica Ceca. La Polonia appoggia gli Usa completamente. Varsavia non ha mandato i Patriot nel Golfo persico solo perché, lo ha detto il ministro della Difesa Kosiniak-Kamysz, bisogna tenere a bada la Russia. Quanto ai paesi candidati ad entrare nell’Unione, Kosovo, Albania, Macedonia del nord, sono tutti schierati con l’America all’unisono. Prima del presidente Meloni, Zelensky era volato nel golfo. L’Italia chiede più energia agli emirati. L’Ucraina offre a quelli i droni con cui difendersi dai missili iraniani.
Lecito credere che Trump si sia svegliato la mattina, è poiché trattasi di disturbato psichico, non sapendo che fare, abbia invaso l’Iran. In questo caso potrebbe già essere battuto alle elezioni del mid term. Il resto lo si affida al caso Epstein, certo più grave del Watergate. Il problema verrebbe risolto relativamente presto. Addio Donald. Se invece, disgraziatamente, la guerra all’Iran è una questione che concerne la strategia politica americana dal 1978, il discorso cambierebbe in toto. L’America avrebbe affrontato l’Iran degli ayatollah prima in maniera di contenimento, il sostegno all’Iraq negli otto anni di guerra contro la Repubblica islamica. Poi, dopo la rottura con Saddam Hussein, avrebbe condotto persino un tentativo di dialogo intrapreso da Obama. Obama infatti mise le mani avanti. Nel caso non fossero stati rispettati gli accordi, la prossima presidenza statunitense avrebbe dovuto bombardare l’Iran e già la sua amministrazione aveva pronte le GBU – 57 mob che vengono lanciate oggi. Se Trump non fosse in grado di risolvere il contenzioso iraniano, vi sarà una nuova amministrazione più a decisa chiudere i conti.
Gli europei hanno fatto la loro scelta sulla guerra in Iran, senza sapere se l’hanno davvero compresa e rischiando di essersi separati, non da Trump, ma dall’America in quanto tale. Il presidente Macron, che dispone di un arsenale nucleare, ritiene da anni che l’Europa debba essere autonoma dalla Russia e dagli Stati Uniti. Può anche darsi che con la Francia vi riescano Italia, Germania, Spagna, ‘Inghilterra. Si tratta di grandi Stati nazionali con un passato coloniale importante, magari quello italiano un po’ meno, capaci di annoverare cultura e tradizioni tali da non aver bisogno necessariamente di speciali relazioni con gli Usa. In passato tutti questi Stati hanno persino sfidato l’America. L’Inghilterra fece una guerra di indipendenza, e poi una commerciale, la Spagna una guerra coloniale, la Germania due mondiali. l’Italia una. Solo la Francia fu sempre alleata degli americani e quindi forte di questo suo prestigio, l’America è stata la prima democrazia dell’età contemporanea, può decidere di volgersi altrove liberamente.
Cosa a cui non pensano proprio i paesi usciti dal campo sovietico. Trump o non Trump, questi resteranno aggrappati agli americani e saluteranno l’Europa senza particolari patemi. Temono di finire altrimenti di nuovo in pasto ai russi.
pubblico dominio
I







