Il generale Fanil Sarvarov, saltato per aria nella sua auto, è il terzo alto ufficiale russo eliminato da un’operazione dell’intelligence ucraina a Mosca. Nel dicembre 2024, il comandante delle forze di difesa radiologica, chimica e biologica russe, Igor Kirillov, è stato ucciso dall’esplosione di uno scooter elettrico, lo scorso aprile, il generale Yaroslav Moskalik, vice capo della direzione operativa principale dello Stato Maggiore, è morto anche a seguito di un’ autobomba. Rispetto a questi due precedenti, Sarvarov è stato colpito all’interno di un quartiere della capitale che ospita diverse strutture militari e che in teoria avrebbe dovuto essere maggiormente monitorato. In ogni caso, rispetto agli attentanti contro gli influencer russi compiuti nei primi anni di guerra, c’è stato un evidente salto di qualità degli obiettivi perseguiti con successo.
Compiere simili attentati contro un regime poliziesco in stato di guerra, denota una capacità operativa di un certo peso. Al Cremlino farebbero bene a preoccuparsi. Putin aveva appena finito di dire commosso che gli ucraini sono fratelli e se è per questo, sono anche di più, sono lo stesso popolo dei russi. Motivo per cui risulta particolarmente difficile individuare chi agisce tanto alacremente contro la federazione dall’interno. Da notare che doveva essere Zelensky quello da far fuori. Sono tre anni che muoiono i militari che avevano il compito di eliminarlo. Possibile che a Mosca si rendano oramai conto di ritrovarsi impegnati contro un’organizzazione ben superiore a quella che presumevano disponesse l’ ucraina, in ogni campo.
Una simile vulnerabilità russa in casa propria, per quanto possa apparire comunque limitata, è più grave dei bombardamenti che colpiscono raffinerie o depositi sul territorio in genere. Senza contare che adesso anche la flotta fantasma è finita nel mirino, dal baltico al mediterraneo, le navi sono diventate un bersaglio come nel mar Nero. E non è tutto. Il sistema terroristico potrebbe aumentare ancora il target, superando quello attualmente militare. L’autobomba più famosa della storia, resta quella del ministro spagnolo Carrero Blanco. Dopo quell’episodio il franchismo durò solo più due anni dei quasi quaranta trascorsi dal suo insediamento. La Russia che fatica a condurre una guerra di successo in Ucraina, l’offensiva del Donetsk è nuovamente fallita e si è spostata nel nord, a Sumi, dove le conquiste ottenute sono giusto dei palliativi propagandistici, ora, deve preoccuparsi anche del fronte interno.
Non si può escludere che al dunque Putin limi le sue pretese e voglia chiudere il conflitto spuntando un qualche riconoscimento di cartapesta. Resta il fatto che lui doveva prendere Kyiv, cacciare il governo nazista, insediarne uno di suo gusto. Si ritrova senza essere nemmeno riuscito a occupare le macerie di Kupiansk, cittadina, che fino ad un mese fa, nell’universo mondo conoscevano solo i suoi abitanti. Il vero problema di Putin è mettere nero su bianco un tale fallimento. Zelensky potrebbe invece mostrare maggiori doti politiche comprendendo che in queste condizioni rinunciare al Donbass sarebbe solo provvisorio. L’Ucraina non dispone di difese naturali e tutto il terreno su cui si combatte è stato fortificato artificialmente, come sta facendo la Lituania in questo settimane per costruire duecento bunker sotterranei al confine. Povero Putin. Se mai volesse attaccare la Lituania per variare, si troverebbe frustrato come nel Donbass, dove oramai ha autorizzato le cariche a cavallo, mentre Mosca brucia. Siamo alla fine del 2025 e sembra di essere tornati al 1812. Magari i russi finiscono con l’accorgersene.
pubblico dominio







