È davvero arduo vedere lo scontro politico militare con la Russia come uno scontro di civiltà quale si poteva pure intendere quello scatenato con una parte del mondo islamico nel 2001. C’è un mondo islamico che nonostante le tensioni e i conflitti ha dimostrato finora per lo meno di saper convivere con il mondo propriamente occidentale, senza contare che il cristianesimo è un fenomeno considerato orientale o di decadenza dell’occidente e quindi comune ad est ed ovest. La Russia poi è nata cristiana ortodossa, mentre l’occidente greco romano era pagano. Lo stesso Antonio Polito che sostiene la tesi della guerra di civiltà con un editoriale su “il Corriere della Sera”, ricorda come il fondatore dell’impero zarista, Pietro primo, abbia vissuto a lungo nell’ occidente, ma non solo per cercare gli utensili per la sua flotta, ma proprio per apprenderne i costumi ed i valori. Tolstoy, forse lo scrittore più rappresentativo della Russia slavofila ha vissuto fino almeno i suoi 25 anni portando al collo un medaglione che ritraeva Rousseau. Non lo toglieva nemmeno quando si lavava. C’è un qualche pensatore capace di rappresentare la civiltà ed il pensiero occidentale migliore di Rousseau fra il settecento e l’ottocento?
La stessa corazza del comunismo è pur sempre una corazza importata dall’occidente attraverso l’opera di Karl Marx. Lenin e Trotsky discutevano nel 1905 sul giacobinismo e persino Stalin era un sincero ammiratore di Fouché che aveva scritto sul cimitero di Lione, “la morte è un sonno eterno”. Dove si vede la civiltà orientale in tutto questo? La teoria assolutista non si riesuma perfettamente nell’opera dell’inglese Hobbes che scrive “il Leviatano”, nella metà del 1600? Non abbiamo avuto un studioso come Popper che rimprovera a Platone e persino ad Hegel di aver eretto un modello funzionale alla società chiusa del totalitarismo? Premesso che Popper prende una clamorosa cantonata, se non altro perché i costruttori dello stato sovietico conoscono appena Hegel e per niente Platone, sono forse orientali Platone ed Hegel?
Se noi vogliamo un esempio di pensiero slavofilo, lo troviamo sicuramente in Solgenitsin, non fosse che quello di questo scrittore è lo stesso riflesso bigotto e reazionario che caratterizzò la reazione europea alla grande rivoluzione francese. La Russia all’epoca solidarizzò con l’occidente che si oppose alla trasformazione democratica ed era guidata da una sovrana come Caterina, nata in Pomerania, non nelle steppe. E si può forse considerare il mistico Dostoevskij antioccidentale solo perché considera Napoleone il frutto avvelenato della società moderna? Come Dostoevskij l’hanno più o meno pensata ancora nel ‘900 tutti i monarchici inglesi sino a Churchill.
Può essere interesse di Putin puntare sull’idea di uno scontro di civiltà, perché egli non dispone effettivamente di una grande posizione ideologica da vantare come pur era quella del socialismo. La sua è una debolezza oggettiva della Russia, ovvero sostenere una società in cui si avvantaggia principalmente una oligarchia esclusiva. Era lo stesso per la Francia della fine 700 dove tutti i privilegi erano nelle mani dell’aristocrazia. Ma il privilegio nasce in occidente non in oriente e molto prima della società cristiana. Per cui prima di tracciare una separazione fra civiltà occidentale ed orientale aspetteremmo per lo meno che la Cina decida di schierarsi davvero con la Russia, al momento appare parecchio titubante. È vero invece che è in ballo un principio di libertà dei popoli tipicamente occidentale che da noi europei si è risolto a cavallo della seconda metà del novecento, in America due secoli prima ed in Russia, ancora è aperto, drammaticamente purtroppo. Una guerra civile della società occidentale, insomma, non una guerra di civiltà, che dobbiamo vincere se vogliamo sperare si concluda una volta per tutte.







