La mancata conferenza stampa, come pure era stato annunciato, fra il segretario della Nato, Rutte ed il presidente Meloni, testimonia che il governo italiano ancora non ha nessuna consapevolezza della situazione internazionale. Gli si può riconoscere che in questo non è aiutato dall’opinione pubblica e dai cosiddetti esperti. il presidente dello Iai, solo la settimana scorsa divagava sui tratti ideologici che accomunano Trump a Putin. Rinomati intellettuali che firmano sul Corriere della Sera, ritengono di poter paragonare Trump a Hitler e Zelensky a Schuschnigg, quando pure non è Trump ad aver invaso l’Ucraina come Hitler fece con l’Austria. Le opposizioni invece contestano il governo per voler spendere i soldi, che ancora non ha speso, nel riarmo. Tutti sono convinti che Trump voglia lasciare la Nato, come se la Nato fosse il Circolo Pickwick. Mi hanno tolto la mia birra, me ne vado.
Ci sarebbe anche da credere che Francia, Germania ed Inghilterra abbiano detto a Trump di non fare particolarmente affidamento sull’Italia, dal momento che il governo Meloni ha subito fatto sapere di non voler mandare truppe in Ucraina se non sotto l’egida Onu, quando Trump, semmai, vorrebbe quelle europee a sostituire le americane che in Ucraina ci sono già da tre anni come ha scritto il New York Times. Le principali armi con cui gli ucraini combattono i russi sono americane, dai javelin ai carri M 12 Bradley, fenomenali, agli f16, fino ai diversi tipi di missili. In genere l’America non spedisce armi per 180 miliardi senza consulenti che sappiano usarle. Gli ucraini come spiegava Lucia Annunziata, sono badanti, elettricisti.
L’Italia non ha compreso, né il governo, né l’opposizione, né l’opinione pubblica, che Trump ha chiesto una Nato più forte, non più debole. L’America non ha mai rallentato le spese per la sua difesa, solo il nuovo cacciabombardiere f 47, varato il mese scorso, costa tra i duecento ed i trecento miliardi di dollari ad apparecchio, quando i paesi membri Nato dal 4 per cento di spesa degli anni ’80 del secolo scorso sono scesi all’uno e mezzo di oggi. L’onorevole Meloni, beata, pensa di poter arrivare quest’anno al 2, magari considerando strategico il ponte sullo Stretto, Crosetto e Taiani hanno avuto la bella pensata. Già tanto che il segretario della Nato ancora li incontri.
Vero che l’Ucraina senza bisogno di noi europei, sta facendo un capolavoro. Solo ieri il segretario alla Difesa di Kyiv ha pubblicato il suo rapporto con cifre da capogiro. La Russia avrebbe perdite oltre il milione di effettivi.. “Più di 628mila si sono verificate solo nell’ultimo anno e mezzo”. 10.933 carri armati distrutti, 22.786 veicoli da combattimento blindati, 51.579 veicoli e serbatoi di carburante, 29.063 sistemi di artiglieria, tutti andati in pezzi. Poi 1.413 sistemi di razzi a lancio multiplo, 1.184 sistemi di difesa aerea, 416 aerei, 337 elicotteri, 40.435 droni, 3.337 missili da crociera, 28 navi e imbarcazioni e persino un sottomarino. Addio.
Anche se i dati fossero gonfiati del doppio, l’Ucraina non dispone di forze comparabili nemmeno per un terzo. L’Ucraina non può aver perso nemmeno trecentomila uomini perché semplicemente sarebbero tutto il suo esercito e se ne ha persi duecentomila, come si sostiene, vuole dire che è difesa solo più da centomila. Ovvio che arretri sul campo. Anche Napoleone arretrò ad Austerlitz. Se gli specialisti americani che ci sono, se ne andassero, inutile sbaciucchiare Zelenskj. Qualcuno deve sostituirli. I russi da parte loro hanno una bella voglia di continuare a bombardare le città. 140 fra droni e missili su Karkiv hanno ucciso dodici persone e tirato giù qualche palazzo. Uno sforzo bellico insensato, da marmittoni incapaci, soprattutto se paragonato all’attacco ucraino che ha spazzato via 41 aerei a lungo raggio depositati fino alla Siberia.
L’impresa che ha suscitato tanto scalpore dei primi di giugno, quasi nessuno se ne è accorto, è già stata superata. I due aerei Su 20, probabilmente tre, abbattuti in combattimento sono più significativi dei 41 distrutti al suolo, per gran parte ferrivecchi. Vuole dire che gli f16 usati dagli ucraini, aerei che l’America ha dismesso da vent’anni, valgono i migliori caccia russi, oppure, che i loro piloti non sono paragonabili. Quello che non fanno gli aerei fanno i droni. L’esplosione della fabbrica V-N-I-I-R Progress a Cheboksary, sul Volga, dell’8 giugno scorso, la principale industria di progettazione armamenti russa, da sola supera tutta l’operazione che pure ha avuto tanto risalto mediatico che l’ha preceduta. I russi avanzano sul terreno? Zelensky non ne sembra così convinto, anzi. Ha già annunciato il contrattacco a Sumi.
Purtroppo il problema non è la sola Ucraina. La Russia cacciata dalla Siria sta cercando di entrare in Libia. Una posizione molto più delicata per l’Europa, i cui sviluppi sono completamente imprevedibili. Rommel in Libia voleva prendere Malta. Poi c’è una questione iraniana, la repubblica islamica che rifornisce la Russia. Nel caso in cui Israele attaccasse l’Iran, possiamo pensare che sull’Europa non vi siano sviluppi? E si può pensare che Israele faccia qualcosa che gli americani non gli chiedano di fare? Se Trump deve atteggiarsi ad uomo della pace, qualcuno gli dovrà fare il lavoro sporco, per consentirgli un punto di mediazione. Sempre che si possa ancora trovare.
Il segretario alla Difesa Usa ieri ha detto che sono pronti i piani di attacco per la Groenlandia e Panama. Un modo per dire a russi e cinesi di stare bene attenti a quello che fanno. L’America in Groenlandia rivendica il dominio sull’Artico, mentre prendere Panama significa chiudere il passaggio del Pacifico con l’Atlantico. Dal mar cinese devi fare il giro lungo per arrivarci. Tutto il quadro internazionale può mutare vertiginosamente in poche ore e con un certo margine di pericolo. Poi, per carità, può anche darsi che l’Italia si salvi comunque. Il presidente Meloni ne vuole fare la futura super potenza del turismo. Quando russi, americani, inglesi, israeliani, mullah, hanno finito di scannarsi, ci pensa il ministro Santanchè a sistemarli.
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