Che Beppe Grillo fosse convinto degli errori della politica estera statunitense non rappresenta una particolare novità. Sul suo sito ne abbiamo lette talmente tante, da non impressionarci. Pensiamo anche solo all’entusiasmo espresso per come la Cina abbia affrontato il covid rispetto al mondo occidentale. Peccato che il governo Conte che pure l’ha imitata, non abbia ottenuto gli stessi risultati, di Pechino, tremila morti contro centomila e chissà come mai. Per cui anche quello che Beppe possa scrivere sull’Ucraina e la Russia, più o meno lo possiamo immaginare. Con tutta la simpatia che si abbia per lui e il riconoscimento della sua speciale intelligenza, Grillo resta pur sempre un comico, non uno studioso di relazioni internazionali. I suoi rilievi a proposito lasciano sostanzialmente indifferenti.
È invece davvero impressionante il linguaggio usato da un membro del corpo diplomatico di lungo corso quale è stato Torquato Cardilli, già ambasciatore d’Italia in Albania, Tanzania, Arabia Saudita e Angola, che accusa sul blog di Grillo i governi italiani di accettare “il sopruso” statunitense senza una forte reazione politica. Viene da chiedersi se in tutti gli anni di servizio dell’ambasciatore questa sarebbe stata la sua linea di condotta, ovvero denunciare al governo italiano “il sopruso” di un alleato? Vorremmo sapere come ha operato nell’ambito dei suoi incarichi l’ambasciatore Cardilli. Come la quarta colonna nemica nei paesi in cui era stato inviato o come un leale servitore dello Stato? Egli ha represso i suoi sentimenti per svolgere compiutamente il suo dovere ufficiale? O addirittura Cardilli assumeva una posizione di facciata pro occidentale e di sostanza contro?
Potrebbe anche essere che Cardilli convertitosi crediamo recentemente all’Islam abbia maturato una posizione come quella che si legge sul blog di Grillo, solo al termine della sua lunga carriera diplomatica. In questo caso le sue riflessione rispecchierebbero i rimpianti di un pensionato, cosa che più o meno lo avvicina anche personalmente allo stato attuale di Grillo. Altrimenti, come pure c’è ragione di temere, egli mostra una doppia faccia, altro che due pesi e due misure, tale da discreditare l’intera Farnesina. Da una parte ci sono i trattati, gli impegni e gli incontri ufficiali, dall’altra convinzioni personaIi contrastanti e opposte, magari corroborate dalla simpatia di qualche ministro, capaci di pesare sull’operare quotidiano. Soprattutto, se fuori dai riflettori dell’opinione pubblica, come può accadere in una sede d’ambasciata, un simile fenomeno sarebbe a dir poco preoccupante, lesivo dell’immagine della politica italiana. Questo è quello che preoccupa, e quello che l’ambasciatore Cardilli dovrebbe chiarire, non cosa pensano lui e Grillo. E talmente appare grave la cosa che il ministro degli Esteri in carica farebbe bene a preoccuparsi di compiere un’esatta valutazione della lealtà del personale diplomatico impegnato attualmente in missione. Ci pensi, l’onorevole Di Maio.







