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Lyndon B. Johnson ’65

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
8 Marzo 2025
in L'editoriale
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Il presidente Johnson ottenne la più schiacciante vittoria elettorale mai registrata sino a quel tempo, anche con la promessa della pace in Vietnam. Jhonson, di confessione evangelica e sinceramente umanitario, era convinto di poter trattare con Ho ci min, un dittatore comunista di uno Stato completamente militarizzato, donne, vecchi, bambini erano tutti solto le armi. Per riuscirvi LBJ era disposto a riempire di miliardi di dollari il Vietnam del nord pur che rinunciasse all’aggressione nei confronti della vecchia Saigon. I primi colloqui di pace a Parigi li svolse l’amministrazione Johnson durante il 1965, senza cavare un ragno da un buco. Visto che in più i nordvietnamiti penetravano anche nel Laos e in Cambogia, Johnson, convinto dai suo militari e dal segretario alla Difesa McNamara, si ritenne costretto ad intensificare l’intervento. Ho ci min se la rideva. Lui apparteneva ad un popolo che aveva combattuto Gengis Kahn. Il presidente Johnson con il suo cappello da cowboy non riusciva proprio ad intimorirlo.

Johnson che pure aveva abolito il segregazionismo in America, perse il sonno per il Vietnam. Consigliato da un assoluto incompetente come McNamara, non capiva nulla di quella guerra. Portò vanamente la presenza militare statunitense da 23 mila uomini a 500 mila senza nemmeno che ci si rendesse conto che il Vietnam fosse interamente scavato da tunnel sotterranei. McNamara faceva bombardare la rue Ho ci min, e le truppe comuniste passavano nelle gallerie. Alla fine del suo mandato, Jhonson si convinse che sarebbero serviti almeno un milione di marines e rinunziò a ricandidarsi. La gente per strada manifestava chiamandolo “assassino”. Lui stesso viveva con il complesso di essere responsabile di decine di migliaia di morti.

Se Lyndon B. Jonson pensava di poter fare la pace con Ho ci min, senza mai accusarlo di nulla, perché mai stupirsi che Trump pensi di poter far la pace con Putin? Trump non ha nemmeno partecipato alla guerra, quando Johnson l’aveva iniziata eccome con l’incidente del golfo del Tonchino. Anche i rapporti con il Vietnam del sud Johnson li aveva frastagliati, tanto che, nei colloqui di Parigi, nemmeno vennero convocati i sudvietnamiti. Mai li avesse ricevuti alla Casa Bianca, se ne guardò bene, se si fosse potuto assistere alla diretta televisiva, altro che scontro con Zelensky. Il presidente Diem venne ucciso in un colpo di Stato, con il consenso della presidenza statunitense, allora Johnson era solo vice presidente, come Vance.

Nessuno all’epoca si mise a scrivere che Kennedy fosse Hitler e Diem Dollfuss. In compenso, le accuse che il popolo americano rivolse a Jonson, arrivarono in Italia buone per Nixon, che adesso nelle piazze di Roma viene persino rimpianto. All’epoca si scriveva sui muri il suo nome con una svastica al posto della x. Nixon tese una mano all’Europa per l’integrazione militare e politica mettendo milioni nel piatto e la risposta fu la Francia fuori dalla Nato, ben contenta di restarvi e la Germania ovest che apriva a quella est. Quando Nixon chiese le basi europee per rifornire Israele attaccata nella guerra del Kippur, dovette andare a cercarle in Iran. Gli alleati Nato non gliele diedero. C’ è una qualche ragione se oggi gli americani discutono con i russi e non riguarda l’Ucraina. Riguarda l’Iran, passato dal campo occidentale a quello orientale. Il più grande smacco mai subito dall’America, altro che la guerra del Vietnam. Il Vietnam unificato è diventato un partner privilegiato degli Usa e il resto del sud est asiatico indipendente. L’America non ha mai pensato di salvare il Vietnam del sud, la popolazione era a maggioranza comunista. Voleva salvare la Tailandia e l’indipendenza del resto dell’Indocina francese e ci è riuscita.

Trump, come Jonson in Vietnam, vorrebbe fare la pace in Ucraina e tutto sommato è messo meglio di Johnson. Putin è stato minacciato prima di quanto si legga oggi sui giornali, subito dopo l’insediamento. Non ci se ne era accorti, presi dalla presenza a Washington dell’onorevole Meloni. Anche se Kennedy e Jhonson fecero fuori Diem, non diventarono alleati di Ho Ci Min. Altrettanto impossibile che Trump lo diventi di Putin. Può persino essere che Putin sia più favorevole alle trattative di pace di quanto lo sia Zelensky. Non fosse che Putin non la può fare la pace, esattamente come non poteva farla Ho ci min. Il giorno che Putin facesse la pace, il mondo intero si accorgerebbe che la Russia ha combattuto tre anni per conquistare le rovine di Mariupol. E questa miseria, nemmeno la prosa di Tolstoj in persona riuscirebbe a giustificarla.

licenza pixabay

Tags: JohnsonTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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