A parte una ricostruzione storica discutibile, e una presentazione improbabile dei personaggi, Bixio nel 1847 è a Torino e nel ’48, combatte nella Legione mantovana contro gli austriaci, e Mazzini che rapisce Mameli con una carrozza per reclutarlo, fa ridere, e queste le più evidenti, il Mameli andato ieri in onda su Rai uno e che tornerà questa sera nelle puntate conclusive, è un riconoscimento autentico alla Repubblica Romana da parte dell’Azienda di Stato. Qualcosa che insomma non si era mai riuscita a vedere nelle trasmissioni Rai, dove le rare volte in cui ci si è occupati, quasi obbligatoriamente di questo episodio del Risorgimento italiano, nel caso migliore veniva derubricato come un’ avventura romanzesca, in quello peggiore, lo sceneggiato Anita, del 2012, diventava una farsa ignobile.
Per la prima volta nella storia intera della Rai viene invece dato un riconoscimento politico cruciale al valore dell’esperienza romana e persino resa esemplare della vita repubblicana del secolo successivo. Dal che non si capisce come mai la Rai l’avesse praticamente ignorata per quasi 80 anni. Se la Repubblica Romana va posta alla base della Repubblica italiana, occorrerebbe celebrarla in Rai ogni anno, o almeno ogni decennio e con una qualche forma di solennità. L’equivoco degli autori è costituzionale, causato dall’idea che l’Assemblea costituente romana dal primo momento si riunisca per lavorare alla costituzione, e che la “democrazia pura” mazziniana della Repubblica romana anticipi la Repubblica parlamentare. In verità la costituzione romana fu scritta sul finire della Repubblica e non all’inizio, per ragioni politiche diplomatiche e, ovviamente, il modello repubblicano presupposto dalla “democrazia pura”, non comprende la Repubblica parlamentare. La democrazia pura è priva dei partiti. Con “puro” Mazzini intende la repubblica priva di qualsiasi corpo intermedio al suo interno, essa esprime solo la sovranità popolare come ideale. Tocqueville accuserà Mazzini di giacobinismo. Bene, aveva qualche ragione.
Poiché invece è esatta la ricostruzione televisiva degli eventi internazionali che concerne la Repubblica, appena sorta è in guerra su tutti i fronti, non c’è il tempo di articolare il piano del governo repubblicano, da qui la concentrazione del potere, soprattutto quello militare. Bisogna invece dissentire dalla valutazione fatta dal Mameli dello sceneggiato sulla ragioni di Garibaldi, che vuole annientare il corpo di spedizione francese, rispetto a Mazzini che impone di trattare con la Francia. Se la Repubblica non avesse trovato il sostegno della Francia, non sarebbe comunque sopravvissuta, perché il suo autentico rivale era il regno di Sardegna e poi l’Austria. In pratica militarmente la repubblica Romana può combattere e sconfiggere l’esercito borbonico che è persino più ridicolo di quello russo di oggi, ma non può competere con quello austriaco anche se il regno di Piemonte si sarebbe trovato in imbarazzo ad attaccare i suoi connazionali oltre che i suoi militari riuniti a Roma. Per questo il tentativo compiuto sulla Francia, l’unica repubblica vincitrice emersa nel 1948 nello scacchiere europeo, era decisivo. Fallito quello, fallisce anche necessariamente la Repubblica romana, ma non per colpa di Mazzini che appunto frena Garibaldi, che di politica non ha mai compreso nulla.
Tutto questo avrebbe richiesto un supplemento analitico a danno delle scene d’amore e dei buoni sentimenti dello sceneggiato. Gli autori hanno scelto una linea narrativa più sfumata, anche se alcune rappresentazioni canore, magari, potevano evitarsi. Il 9 febbraio per la Rai è Sanremo. La storia, poi, difficilmente è materia per film e televisione, dove può essere solo evocata. In questo caso la Rai ha fatto un salto comunque di qualità. Intanto nell’ambientazione. Si sono viste probabilmente per la prima volta delle bandiere mazziniane storiche oppure una loro perfetta ricostruzione. Il che non è poco come potrebbe sembrare, perché Mazzini innanzitutto è una bandiera, e poi c’è il giudizio sul papa, inequivocabile, ovvero una canaglia. Giudizio che si attiene perfettamente alla verità storica su Pio nono, e che in Rai non era mai stato pronunciato. Anche questo assume un profilo dirimente fra la Repubblica romana e quella italiana, per cui quella Romana con la Chiesa non concorda un bel niente, le offre le condizioni per sussistere nella sfera morale, avendola spogliata di tutte le sue proprietà. Le requisizioni che si vedono compiute nello sceneggiato sono eloquenti e ovviamente gli aristocratici romani che le subiscono sono tutti alti dignitari del papato.
Insomma la fiction Rai è la Fiction Rai e potendo scegliere, invece di 40 anni di “Un posto al sole”, con un po’ di ingegno si sarebbero potuti fare almeno 10 anni di Risorgimento perché si capisce bene che le emozioni non mancano. Se c’è stata una produzione edulcorata dell’epopea risorgimentale, quella è proprio cinematografica e televisiva. Purtroppo va capito, si temono i paragoni con i tempo di oggi, tutti impietosi. Anche se appena percettibilmente, lo sceneggiato ricostruisce il disastro per le speranze dell’Italia consumato con la fine tragica della Repubblica Romana. Tutti i ventenni morti, il sangue migliore della nazione sprecato. Si piange Mameli e non solo lui purtroppo.
Foto Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina | CC0








Si tratta, di una fiction e come tale evidentemente va presa. Positivo che si COMINCI a valorizzare in modo comunque accettabile sul piano storico il nostro Risorgimento. Vedremo in seguito cosa ci offrirà mamma Rai