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Mania di potenza

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
8 Marzo 2024
in L'editoriale
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Che la Russia voglia prendersi tutta l’Ucraina, come ha detto Zelensky al presidente turco Erdogan, non dovrebbe più essere un mistero per nessun individuo ragionevole. Se mai qualcuno pensasse ancora che l’umano Putin, intento a concedere selfie agli artisti di strada napoletani e ai giovani di colore, volesse difendere i russofoni del Donbass dai nazisti ucraini, non si spiega perché mai bombardi con Odessa, Leopoli. Se poi qualcuno vuole davvero proteggere una minoranza linguistica di un’altra nazione, vi sono infiniti esempi a riguardo, cominciando con l’Alto Adige, non invade con i carri armati. Cerca una soluzione diplomatica, soprattutto non bombarda per due anni. In ogni caso oramai, sia Putin che gli esponenti della sua cricca dichiarano tranquillamente che l’Ucraina è Russia e che non può essere separata dalla Russia, con buona pace dei creduloni, delle anime belle e dei fessi.

Che poi il Cremlino riesca in questo suo intento di annessione brutale, è tutt’un altro paio di maniche. Al di là dello sforzo militare e della resistenza che ritrova, esiste una volontà popolare. Questa può essere piegata, ovvio, ma sempre entro un certo limite. Putin pensava che sarebbe bastato sbarazzarsi di Zelensky e del gruppo dirigente che Zelensky rappresenta, in verità vi è da dubitare a questo punto che la resistenza ucraina sia così circoscrivibile. Anche nel caso Zelensky venisse ucciso, c’è da credere che l’Ucraina continuerebbe a combattere, mentre si è visto dalle manifestazioni pro Navalny che se morisse Putin, vi è una popolazione russa nettamente favorevole alla pace immediata. Zelensky voleva tenersi la Crimea, non riconquistare l’Ucraina.

Per quello che riguarda l’Europa, tutta questa è innanzitutto una vicenda orientale. I precedenti poi sono poco incoraggianti. Cento anni fa l’Etmano chiese l’appoggio al Kaiser tedesco e quello non fu più in grado di fare niente per l’indipendenza ucraina, nemmeno avesse voluto. Inglesi e francesi, i vincitori del primo conflitto consideravano l’Ucraina semplicemente la terra dei cosacchi e comunque nessuno aveva voglia di trovarsi la Russia da alleata che era, sul fronte avverso. L’America soprattutto guardava alla Russia rivoluzionaria con una speranza commovente, Solo Gobetti è capace di esprimere da un punto di vista liberale, lo stesso entusiasmo americano che ha accompagnato la rivoluzione dei soviet come si leggeva nei libri di John Reed. Beati loro. Chi sola davvero ha ragione di guardare sempre con preoccupazione all’espansione della Russia in Ucraina, non è nemmeno la Polonia, è la Turchia. La Polonia quando è stata minacciata dalla Russia lo è stata dal baltico, mai dal Mar Nero. L’Ucraina in particolare dove combatte Putin era colonizzata dai tempi di Pietro il Grande e poi di Caterina seconda, dai Turchi. Quando i russi si assicurarono quei territori, si rivolsero al nord, per cui campa cavallo.

Questa la ragione per la quale Zelensky è andato proprio dal presidente Erdogan a ripetere lo stesso concetto espresso dall’ex capo della Cia il generale Petreus, ovvero che se cade l’Ucraina, Putin attaccherà la Nato. Cioè la Turchia.

Qui subentrano le capacità operative della Russia più che le manie di grandezza di Putin che pure sono formidabili. La Turchia era un osso duro ai tempi dello Zar Alessandro, oggi è forse il principale supporto continentale della Nato. Un boccone duro da masticare, tanto che le armi più efficaci avute da Zelensky, come si è visto nella prima fase dell’invasione, sono stati i droni di fabbricazione turca. Se proprio Putin avesse il fegato di attaccare la Nato, gli converrebbe iniziare dall’Estonia o da quei paesi, per evitare, dopo le botte prese contro l’Ucraina, un molosso militare come la Turchia. La cosa più facile è che se mai turchi intervenissero in Ucraina a fianco di Zelensky, il Donbass sarebbe liberato piuttosto facilmente e in breve tempo. Putin è un mitomane criminale, ma la prova fornita dalla sua marina a ridosso della costa turca, dove perde una nave a settimana, appare risibile.

Pixabay cco

Tags: PutinZelensky
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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