Martedì scorso, 10 marzo, nel 154º anniversario della scomparsa, Giuseppe Mazzini è stato ricordato in apertura della riunione del Consiglio comunale di Forlì, città che ha un’indelebile impronta repubblicana essendo stata la città di Aurelio Saffi, triumviro della Repubblica Romana insieme a Giuseppe Mazzini e Carlo Armellini. A ricordare Mazzini è stato il consigliere Enrico Pieri, imprenditore di salda fede repubblicana, eletto con la lista ‘La Civica’ che appoggia il sindaco Gian Luca Zattini.
«”Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità”. Questa frase – ha detto Enrico Pieri – è scolpita sulla tomba di Giuseppe Mazzini, morto il 10 marzo 1872. “La libertà non è un fine, è un mezzo per sviluppare le nostre forze”. Così scriveva Mazzini, uomo della libertà, trasformatosi nell’uomo della libertà d’Italia, apostolo della unificazione. Per Mazzini i doveri erano sacri quanto i diritti. Aveva teorizzato una società giusta, fondata sull’educazione, da lui definita “pane dell’anima”. Non a caso, il pensatore genovese scriveva che “il vero strumento del progresso è riposto nel fattore morale”. Il pensiero di Giuseppe Mazzini è ancora attualissimo, anzi profetico. Non a caso, Randolfo Pacciardi, segretario del PRI nel dopoguerra, lo definì “contemporaneo dei posteri”. E il pensiero di Mazzini continua ad animare i migliori propositi della nostra vita repubblicana. Il suo senso profondo della fratellanza, l’attaccamento ai princìpi etici, il valore del rispetto del prossimo devono essere ancora oggi il fulcro attorno al quale sia possibile dare risposte concrete ai problemi della nostra società, troppo spesso ingannata da valori fallaci, quali l’aprioristica opposizione alle idee di chi è “diverso”, l’ingiustificato rifiuto di chi viene visto come “alieno”. Dimentichiamo (troppo spesso) di essere tutti fratelli e sorelle. Mazzini ce lo ha insegnato. E, fatta l’unità italiana, auspicava una repubblica di uomini e di donne liberi da vincoli e preconcetti. Questo non lo abbiamo imparato, ancora. Nel suo pensiero, libertà, uguaglianza e fratellanza si fondavano con senso civico e senso del dovere: quel dovere che deve spingere chiunque a far parte di una comunità portando il proprio mattoncino. E oggi pensiamo sia doveroso rendere onore a Giuseppe Mazzini, grande pensatore, la cui parola ha animato tanti giovani che si sono sacrificati nella convinzione di realizzare il bene comune. E riteniamo che questo ricordo debba avvenire nella nostra città, in cui le idee mazziniane hanno trovato terreno fertile in uomini come Aurelio Saffi, Antonio Fratti, Alessandro Fortis e Giuseppe Gaudenzi, primo segretario nazionale del PRI e fondatore della gloriosa testata ‘Il pensiero romagnolo'”.







