Il punto più basso della parabola del governo Meloni è stato raggiunto dalla rottura con Donald Trump. Partita per assistere al giuramento presidenziale, unico capo di governo europeo mai presente alla cerimonia, l’onorevole Meloni è finita agli stracci come un qualunque Pedro Sanchez. A contrario di Sanchez non ha capito perché il presidente americano l’ha presa di mira. Sanchez, giudicando l’intervento in Iran illegale ed ingiustificato, si è reso conto di cosa stava dicendo e di compromettere le sue relazioni politiche con l’America. L’onorevole Meloni no. Ancora crede che il governo americano non pesi le parole come i fatti e spera di poter ricucire uno strappo ampliamente consumato, come se niente fosse accaduto. Più che a Palazzo Chigi, bisognerebbe risiedere sulla Luna.
Morale l’Italia non è più con Trump, non è mai stata con i volenterosi e non è ovviamente con i paesi dell’est Europa tutti filo americani. Disgraziatamente non è nemmeno con La Spagna, Sanchez sostiene le opposizioni. L’Italia è con l’Ucraina e chissà per quanto tempo ancora se oltre a Salvini la maggioranza imbarca anche Vannacci. Dove caspita sia finita l’Italia, non si sa. Tanto che era difficile immaginare peggio. Ebbene il governo Meloni vi è riuscito e sulla sicurezza con il caso dell’orefice di Cuneo. Prima ancora di aver letto una sentenza il ministro Nordio ha avviato la procedura di Grazia. Il governo si è permesso di surrogare il capo dello Stato, dopo aver disprezzato il ruolo dei giudici preposti. Almeno il tatto verso chi è depositario dell’amministrazione della giustizia, per Costituzione, mica perché non ha nulla da fare. Avesse la maggioranza intrapreso un percorso di riforma costituzionale. Si può benissimo emendare l’ordinamento giudiziario e ridefinire i poteri del Capo dello Stato, ma occorre per l’appunto presentare un apposito progetto in Parlamento, dove la maggioranza invece approva una riforma della legge elettorale. Tanto evidenti le sue violazioni, che sarà presto giudicata dalla Corte costituzionale irricevibile. Un disastro su tutta la linea. Almeno andasse bene l’economia italiana, il Piano Mattei avesse portato chissà quali straordinarie risorse con il nome che evoca. Pagliacciate, davanti a cui il presidente del Consiglio cincischia. Meloni la si vede andare a premiare la rinomata cucina italiana.
Per lo meno un deputato della Lega ha sollevato una questione di giustizia. Egli ha detto che durante una rapina vanno condannati i rapinatori non le vittime. L’onorevole ha perfettamente ragione infatti la condanna inflitta al gioielliere non avviene per quanto accaduto nel suo negozio, da cui i ladri sono fuggiti, ma per quello che si vede nei filmati per strada. Un uomo che insegue, ammazza e prende a calci due individui disarmati. Sono scene agghiaccianti che non hanno a che fare con una rapina, hanno a che fare con una esecuzione. Quest’uomo era esasperato dalle continue aggressioni subite, comprensibilissimo. Non fosse che i rapinatori non hanno ucciso nessuno e neanche mandato nessuno in ospedale. Non scappano nemmeno con la refurtiva per la semplice ragione che la loro arma era una pistola giocattolo. E visto che il gioielliere non porta la fondina, ha estratto la sua vera da un cassetto quando ha capito che quella dei ladri era falsa. Un caso penoso davanti al quale la politica dovrebbe preoccuparsi di rafforzare le norme di sicurezza e lasciare il capo dello Stato libero di fare tutte le sue valutazioni. In queste condizioni la grazia ha dell’impossibile, al limite il Quirinale poteva commutare la pena. Dopo la scriteriata azione del governo, viene da dubitare anche di questo.
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