Nelle sue memorie Kissinger ricorda che quando causa l’embargo petrolifero della guerra del Kippur, il prezzo del barile scattò da tre ad undici dollari, lo scià offerse gratis le sue riserve agli Stati Uniti d’America. Nixon gentilmente rifiutò. Kissinger non si dilunga sulle ragioni, l’America non voleva essere troppo dipendente dall’Iran, ma è plausibile ritenere che l’amministrazione fosse comunque in grado di fronteggiare l’aumento del prezzo, cosa che in effetti seppe fare brillantemente.
Nella prima grande crisi petrolifera del capitalismo, in realtà l’occidente aveva poco da temere. L’Egitto voleva dimostrare che essere alleato dell’Unione sovietica non consentiva nessun vantaggio politico militare, e l’America si sarebbe trovata mediatrice di un conflitto economico fra due suoi alleati, i sauditi e gli iraniani, dove gli iraniani erano il suo punto di forza. I sauditi avevano sostenuto, per quanto con flemma, la guerra ad Israele, probabilmente ingolositi dalla mossa da fare sul petrolio che aumentò sproporzionatamente la ricchezza del regno.
Rispetto ad allora la situazione di oggi è completamente rovesciata. I paesi arabi, sebbene con intensità diverse, sono dalla parte di Israele e l’America, mentre l’Iran è il loro principale nemico, sicuramente per motivi politico religiosi, ma anche a causa della competizione petrolifera. L’Iran non è più un partner, è un concorrente. E quando Trump dice che bisogna impedirgli l’arma nucleare, dice una verità, non tutta. L’America non può permettersi di avere un nemico di quel peso capace di destabilizzare l’intera regione. La politica di Teheran lacera il Libano, colpisce Israele, minaccia i sauditi e attacca direttamente gli emirati. Cioè, mette in crisi tutto l’interesse americano dell’area ed offre uno sbocco alla Cina ed alla Russia, i veri avversari degli Stati Uniti d’America.
Tra l’altro il problema di Hormutz è ingigantito, perché facendo un giro più lungo il petrolio iraniano può passare dal mar Caspio, risalire il Volga che è navigabile ed arrivare a chi vuole. Per cui la guerra in corso non è per il nucleare, non è per il petrolio, è per la supremazia mondiale, in cui l’America si gioca tutto, tanto da arrivare ad attaccare il papa e la sua professione di pace.
Se questo quadro è corretto, altrimenti, Trump è matto, come si possa credere che il sottosegretario di Stato Rubio ricucia con l’Europa e la santa sede, è un mistero della fede. Il papa non può rinunziare al suo credo e l’Europa si è già pronunciata interamente, o cambia radicalmente la sua posizione, abbandona Sanchez ed il papa per stringersi al re d’Inghilterra che comprende meglio del suo governo il punto di vista americano, oppure slitta verso la neutralità. Addio Nato, come inevitabile. Perché mai l’America dovrebbe essere alleata di Stati europei così recalcitranti, quando ha gli arabi e, presto persino Calenda se ne accorgerà, ha l’Ucraina, cioè la principale potenza militare dell’area che ha già iniziato a bombardare Mosca.
Il ministro Crosetto, come anche Merx, poveretto, sembra disperato. L’idea che i marines americani lascino l’Italia non riesce proprio ad accettarla. Con chi la difende l’Italia? Con un esercito dove un uomo di punta era Vannacci? Si rassegni. A meno che l’Italia e i paesi che si chiedono come lui se possono permettersi di perdere gli americani, i polacchi sono cattolicissimi e straordinariamente muti, non abbandonino il papa.
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