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Nati il quattro luglio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
3 Luglio 2025
in L'editoriale
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All’indomani del G7 in Puglia, il governo italiano aveva promesso un sostegno decennale all’Ucraina assicurandole financo una fornitura del sistema missilistico Arrow, uno dei più all’avanguardia, che pure dovrebbe arrivare in Italia non prima del 2027. Al momento l’Italia ha fornito come sistema contraereo all’Ucraina quello italo francese Samp t, che secondo il Wall street journal si è rivelato difettoso. La Germania ancora nega i missili taurus, l’unica arma tedesca che richiede l’Ucraina, mentre degli inglesi non si sa dello specifico contraereo. Se Odessa è in piedi ed il mar Nero svuotato, è plausibile che Londra il suo dovere lo abbia fatto. Gli olandesi hanno dato i loro missili patriot e gli americani prima del blocco del congresso dell’aprile 2024, risolto al mese di dicembre, fino a ieri si sono accollati il grosso del sistema difensivo della Regione e non solo. Gli ultimi patriot statunitensi sono arrivati da Israele prima della offensiva in Iran.

Nel complesso la contraerea ucraina si è mostrata in questi tre anni di guerra molto efficace. La Russia spara sino a 500 ordigni al giorno e solo una dozzina va a bersaglio. Da mesi i missili vengono schermati con droni di disturbo ed anche i frammenti possono essere nocivi. La Russia anche se difetta la qualità, qualsiasi colpo mandi a bersaglio ha un effetto. Se si vuole fermare la guerra delle cannoniere russe non basterà la contraerea. Servono più aviazione e truppe a terra. L’Ucraina ha effettivi limitati, la Russia pesca in una popolazione grande più del doppio e conta sul sostegno nord coreano, per non dire delle truppe mercenarie, tipo i nepalesi. Ciononostante l’Ucraina non sta più solo a subire, si è mostrata capace di rispondere in profondità colpendo da Mosca alla Siberia, confidando su una logistica superiore. Se gli ucraini superano i russi in capacità offensiva, questo significa che qualcuno li aiuta e questo qualcuno non è europeo.

Per l’America il supporto militare ad un paese terzo è sempre stato un problema. In Vietnam, come in Afghanistan hanno inviato il loro personale per evitare di consegnare armi in mani ignote. Dell’Ucraina devono fidarsi parecchio quindi anche se si sa della presenza di almeno tremila combattenti americani. La situazione sul campo è tale da non conoscere l’esatto ammontare delle forze ucraine e da quanti paesi amici siano supportate attraverso truppe volontarie. Questa presenza occidentale in Ucraina non è un mistero per nessuno. tuttavia richiede segretezza, per cui ogni dichiarazione fatta va valutata con circospezione. Se l’America vuole avere un ruolo di mediazione nel conflitto non può essere denunciata come parte combattente e pure è evidente che ha assunto questo ruolo più di qualunque altra. Trump ha iniziato ad armare gli ucraini dal suo primo mandato fornendogli i javelin, un missile anticarro. Obama inviava agli ucraini coperte.

Il 4 luglio, giorno della festa dell’indipendenza è bello pensare che l’America si accolli su di sé il destino del mondo libero. Eppure quando scelse di difenderlo nel 1941 lo fece alleandosi con una parte del mondo che di libero non aveva niente. Nel pieno della conferenza di Teheran, vennero scoperte le fosse di Katin, dove fu massacrato l’intero comando polacco, dai russi non dai tedeschi. Per quanto Stalin fosse identico ad Hitler, Roosevelt decise di andare avanti con Stalin e la Russia, nonostante abbia supportato la Germania nazista nel 1939, è una nazione vincitrice del conflitto, con un peso bellico superiore a quello britannico. L’Inghilterra che da sola combattette per due interi anni il fascismo europeo e l’impero giapponese, senza americani e russi, sarebbe stata sconfitta.

Russi ed americani hanno siglato un accordo dai tempi di Roosevelt rimasto valido sino a quando Obama consentì a Putin l’invasione della Crimea. Di tutti i presidenti statunitensi conosciuti da Putin, nessuno gli fu più avverso di Obama che pure non mosse un dito. Il piano democratico per l’Ucraina prevedeva di lasciare alla Russia tutto il Donbass. Non solo perché l’Ucraina è sempre stata considerata un affare russo, ma perché all’America non importa assolutamente niente se Odessa sia russa o ucraina. Ancora meno può importare dopo che la Russia non ha più influenza in medio oriente. Putin ha lasciato la Siria, non è in grado di difendere l’Iran, si trova alle strette con l’Azerbaijan e la Georgia. Ovvio che voglia finire la guerra in Ucraina. Per ogni chilometro preso ha perso 1300 uomini e dopo più di tre anni occupa l’un per cento del paese. Il suo è il più grande smacco della storia militare di tutti i tempi e precede quello politico che finirà per colpirlo.

Ancora gli europei non si sono resi conto della situazione, se davvero Macron ha telefonato a Putin per consigliarsi sulla questione iraniana come pure ha riferito l’Eliseo. L’America sull’Iran si consulta con Israele, la Russia ha in Iran il ruolo della Francia, nessuno. Questo quattro luglio l’America festeggia la fine della superpotenza russa, affondata in Ucraina.

George Washington Mount Vermont

Tags: AmericaUcraina
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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