II caso del blocco dei due container nel porto di Ravenna, carichi di armi dirette ad Haifa, ha aperto una riflessione necessaria, che merita chiarezza e coerenza. Non si tratta di un atto contro Israele, né deve essere letto come una presa di posizione ideologica contro uno Stato. La posizione dell’Amministrazione comunale di Ravenna è ispirata alla necessità di distinguere sempre tra popoli e governi, tra diritti e abusi, tra difesa e violenza.
Noi siamo e restiamo a favore del diritto di Israele ad esistere, a difendersi quale Stato democratico e sovrano. Siamo al tempo stesso a favore del diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato e un futuro, libero da Hamas e da qualsiasi forma di terrorismo: compreso quello di stato dell’Iran. Ed è proprio per questo che la nostra posizione è contro il terrorismo e contro ogni governo, di qualsiasi parte, che si macchia di crimini e calpesta i diritti umani.
Non si uccidono i civili, non si colpiscono le popolazioni inermi. Noi dobbiamo aiutare Israele ad esistere, ma aiutandolo a distinguersi dal terrorismo che lo minaccia, non a replicarlo sotto altre forme. La forza delle democrazie sta nella superiorità morale delle loro scelte.
Per questo siamo contro chi, agitando slogan ideologici, propone di interrompere le relazioni diplomatiche con Israele e ci opporremmo in ogni sede contro chi lo proporrà. Questo significherebbe colpire un popolo, non rafforzare la pace. E per questo, ci opporremo fermamente anche a qualsiasi tentativo di interrompere le relazioni commerciali con Israele, a meno che non si tratti di una decisione assunta formalmente dalla comunità internazionale, come nel caso delle sanzioni contro la Russia. In quel caso, valuteremo in modo responsabile e coerente con i nostri valori.
Il Partito Repubblicano Italiano è storicamente amico di Israele, ma soprattutto è storicamente laico, razionale, internazionalista. Lo è nella sua tradizione mazziniana, per cui “Dio, Patria e Famiglia” significano coscienza, comunità di valori e fratellanza tra gli esseri umani. Sono parole alte, che nulla hanno a che vedere con le deformazioni ideologiche identitarie, che nel nostro tempo tornano a minacciare la ragione e il pluralismo.
In questo senso, la politica estera è competenza dello Stato, ma non per questo le istituzioni locali devono restare in silenzio. Occorre coraggio anche da parte dei Comuni per riaffermare i valori della civiltà occidentale. E occorre il coraggio di noi Repubblicani, per tenere viva una cultura politica che non si piega al tifo ma parla alla coscienza.
In tempi in cui la politica sembra più sensibile alla propaganda che alla responsabilità, vale la pena ricordare l’antico monito: “quem Iuppiter vult perdere, dementat prius”. Ovvero, “colui che Giove vuole perdere, prima lo rende folle”. Ravenna non è in questa condizione.
È soprattutto non solo non lo siamo noi Repubblicani, ma non intendiamo nemmeno finirci.
Tuttavia, proprio sulla base di questa chiarezza, e in coerenza con quanto sostenuto dalla Segreteria regionale del PRI Emilia-Romagna, ci asterremo sugli ordini del giorno presentati in Consiglio.
Lo facciamo per non ridurre una questione seria e complessa a una contesa ideologica, ma lo facciamo, soprattutto, per non abbandonare la ragione e la misura, che sono il nostro dovere prima ancora che la cifra culturale e la nostra identità politica.







