Lunedì scorso, in una intervista a il Giornale, Il professor Giuliano Amato spiegava che furono i francesi contrari ad inserire nel Trattato di Lisbona il riferimento alle radici cristiane dell’Europa. Il trattato riconosce solo radici religiose che dicono poco o niente. I francesi hanno dalla fine dell’epopea coloniale il problema evidente di far convivere religioni diverse da quella cristiana, quando in Italia, il primato della chiesa cattolica nemmeno si vuol mettere in discussione. De Gaulle, al tramonto della sua carriera politica, constatava amaramente che la sua amata Colombey le deux Eglises, si sarebbe potuta presto trasformare tranquillamente in Colombey le deux Mosqeès.
Giuliano Amato si disinteressa dell’esperienza coloniale per risalire direttamente al 1789. Sarebbe stato allora che “il patrimonio religioso è finito ai margini e un po’ alla volta è diventato irrilevante”. Con tutto il rispetto, il professore sbaglia. La Francia nel 1789 prende di petto solo la religione cattolica. Robespierre istituisce con decreto firmato di persona, “I doveri dell’uomo”, un culto dell’essere supremo e si scontra all’interno del comitato di salute pubblica sull’idea religiosa in quanto tale. Ce l’ha con il convenzionale Fouché che ha fatto scrivere sui muri del cimitero di Lione “la morte non è altro che un sonno eterno”. Una corbelleria per Robespierre convinto da Rousseau nella vita eterna. Poi vi sarebbe da considerare la Vandea, cristiana e cattolicissima.
Il giacobinismo nel suo complesso viene considerato un movimento scristianizzatore, quando il suo obiettivo è solo politico. L’accanimento si rivolge verso il clero refrattario. L’arcivescovo di Parigi Gobel si presenta con la berretta rossa in testa e dice alla sbarra della Convenzione di aver perso la fede. Viene mandato dritto alla ghigliottina. L’abate Gregoire, che mai ha rinunciato ai suoi voti, o smesso di indossare la tonaca, siederà sul suo scranno della Pianura indisturbato per tutto il Terrore.
La Francia rivoluzionaria contesta il cristianesimo come religione di Stato, non come fonte di vita spirituale, tanto che Napoleone si preoccuperà di siglare persino un concordato con la religione cattolica, quando pure gli si chiede di fare della fede protestante il centro religioso della Francia. Bonaparte non ci pensa proprio, è tale la forza di cui dispone da poter fare ogni tipo di concessione al clero. Poi arresterà il papa. Napoleone piuttosto, preferiva l’islamismo alla cristianità.
Anche il problema della laicità nell’Europa contemporanea, non presuppone nessuna animosità nei confronti della fede e dei fedeli. Come due secoli fa contano i rapporti di forza e a contrario della Francia del 1800, in Italia lo Stato è debole. Un amico di Mazzini come lo storico Edgar Quinet riteneva la formula francese di libera chiesa in libero Stato, buona per un paese dove i cattolici erano stati scannati a migliaia e bisognava riparare. .In Italia, la Chiesa aveva dominato beatamente per settecento anni. Sarebbe stato come dire Zar libero, in libera Russia. I russi infatti per sicurezza, lo zar lo uccisero senza manco il processo che inglesi e francesi concessero ai loro re..
Tutto questo al trattato di Lisbona non interessa affatto. Esclude riferimenti alle radici cristiane dell’Europa per la semplice ragione che l’Europa ha radici pagane che affondano nella cultura greco romana. Il cristianesimo si diffuse in Europa come un fenomeno religioso mediorientale, destinato a cambiarne completamente i connotati dell’occidente per come era conosciuto da più di tremila anni. Cambiato una volta, potrebbe cambiare ancora. Il cristianesimo è ancora giovane con i suoi soli 2025 anni
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