Il 25 aprile celebra la festa della Liberazione, l’anniversario della giornata in cui il Cln Alta Italia, riunito a Milano, chiamò alla sommossa le formazioni partigiane contro i nazi fascisti. Non si capisce come possa venire in mente al presidente del Senato La Russa, seconda carica dello Stato, di mettersi a parlare di un qualche omaggio a tutti i caduti. Il 25 aprile del 1945 ancora bisognava farli cadere.
La stessa costituzione Repubblicana, non è frutto di una conciliazione nazionale. Il partito fascista non può essere ricostituito, i suoi vertici sopravvissuti, si fece giustizia sommaria, non furono portati a processo. Tempo cinque anni potevano rientrare nella vita pubblica con tutti gli stessi diritti e doveri nei confronti delle leggi dello Stato. L’Itala repubblicana amnistiò un criminale come il maresciallo Graziani, che pure mai ebbe la tessera del fascio, se non quella onoraria. Per cui ognuno può ricordare i morti che gli pare. Lo faccia almeno a tempo debito. Passati più di ottant’anni, gli onori vanno ai vincitori, ai vinti i guai. Se poi ci sono zone grigie, quasi quaranta milioni di italiani divennero antifascisti senza esserlo mai stati, è un’ altra questione che non concerne il 25 aprile.
Di uscite per lo meno infelici il presidente La Russa, ne ha fatte tante, a questo punto potrebbe risparmiarsele. Può starsene a casa a spolverare il busto del duce, come preferisce. Bisogna solo tenere conto che la posizione di La Russa, o quella del generale Vannacci che coerentemente se ne va al mare, fa il paio con chi scende in piazza accusando Israele di genocidio, un’accusa fino all’anno scorso rivolta alla sola Germania nazista.
In tutti questi anni mai nessuno ha detto che l’Italia fu complice del Terzo Reich nel genocidio degli ebrei, e pure l’Italia fece leggi razziali nel 1936, tali per cui tutta la popolazione che le rispettava divenne responsabile, inclusi coloro che nel ’43, cioè dopo lo sbarco alleato in Sicilia, e la caduta del fascismo, passarono dall’altra parte della barricata. In compenso oggi il governo italiano è divenuto complice del genocidio compiuto dallo Stato ebraico e non lo dice un Giuseppe Conte qualunque. Lo dice una ex presidente della Camera come Laura Boldrini, l’alter ego del presidente La Russa.
Il 25 aprile 1945, mentre l’Italia festeggiava la liberazione, la Germania si preparava ad andare a processo. A Norimberga furono esibite le prove documentate e dibattute del genocidio compiuto nei campi di concentramento sorti in mezza Europa, sei milioni di ebrei eliminati, con un programma di sterminio che ne riguardava almeno cinquanta milioni, sempre che ce ne fossero stati così tanti. Israele è stata invece condannata senza nemmeno la parvenza di un tribunale. Una popolazione di ebrei, che non conta otto milioni di individui, ci sono almeno due milioni di arabi in Israele, secondo eminenti rappresentanti delle istituzioni italiane, vorrebbe sterminare una popolazione araba che tra Libano, Gaza e la Cisgiordania, ne conta il doppio. E lo farebbe sotto gli occhi degli stessi arabi che la proteggono, come i giordani, che pure sono palestinesi a tutti gli effetti. Una simile idiozia non si era mai sentita. Uno può criticare le politiche dello Stato ebraico fin che gli pare, purché mantenga una qualche razionalità. Altrimenti ripercorre la strada dell’antisemitismo che la Repubblica italiana non ha saputo risolvere. A Gaza non è stata scoperta nessuna fossa comune. E se sotto le macerie ci fossero anche solo dieci mila cadaveri non rimossi, si sarebbe diffusa un’epidemia in tutta l’area.
Nonostante i documenti e le testimonianze presentate a Norimberga contro i crimini nazisti, ancora trent’anni dopo ci furono storici pronti a negare l’evidenza. Il professor Irwing, una celebrità presso i reduci delle SS, spiegava che ad Auschwitz non ci fossero forni crematori e nemmeno camere a gas. Servì un secondo processo per confutare simili tesi. Oggi in Italia ci sono invece coloro che vorrebbero onorare la memoria degli aguzzini di Salò, e quelli che hanno già condannato Israele. Siamo solo alla vigilia del 25 aprile e in entrambi i casi abbiamo già infangato gli ebrei, le principali vittime del nazifascismo, quando la quasi totalità degli italiani se ne stava tranquilla in camicia nera.
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Le leggi razziali sono del 1938 ma non cambia la sostanza.