Il segretario nazionale del Pri Corrado de Rinaldis Saponaro, nella sua relazione al consiglio nazionale del 26 novembre , ha sottolineato che “i repubblicani, pur provenendo da una diversa tradizione politico culturale, guardano senza pregiudizi al governo Meloni, con lo spirito di chi man mano valuta le diverse posizioni assunte. Nei primi provvedimenti e comportamenti di avvio si ritrova più di qualche limite, credo in parte dovuto a qualche forma di inesperienza sia per quanto riguarda la politica internazionale sia per quanto riguarda azioni sul piano nazionale. Abbiamo colto con favore però che il presidente Meloni abbia convocato sin nella fase di avvio le forze sociali. Ora dovrebbe però avere il coraggio varare una forma di vero patto sociale, nutrito anche di una adeguata politica dei redditi, come fece il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, anche in quel caso davanti ad una difficile e complessa condizione economico sociale nel 1993 e come chiede da tempo il presidente di Confindustria Bonomi. Per i Repubblicani il patto sociale e la politica dei redditi è una linea di fondo sin dal 1962, così come proposto dall’allora ministro del bilancio Ugo La Malfa. I due più gravi nodi economico sociali del paese sono infatti la grave e sostanziale caduta della produttività negli ultimi trent’anni a differenza di quanto è avvenuto negli altri grandi paesi europei e il grave peso del fardello del debito pubblico. Solo con un serio e condiviso patto sociale – una linea che le forze del terzo polo dovrebbero finalmente far propria- che coinvolga tutte le forze sociali, promosso dal governo, ha concluso De Rinaldis Saponaro, sarà possibile affrontare questi due nodi di fondo ed altri nodi che stringono al collo l’economia e la società italiana”.
Addio a Luigi Tivelli: una voce del silenzio, un Repubblicano in Repubblica
Con Luigi Tivelli non se ne va solo un grande civil servant, ma anche un grande repubblicano, figlio della cultura...







Il PRI, avrebbe bisogno di un rilancio forte, come componente centrista, liberal-democratica/social-liberale, keynesiana in economia, europeista ed atlantista, in politica estera, nel centro-sinistra.
Alla Meloni e ai missini, non guarderei proprio.
Altrimenti, si finisce come Renzi e, in parte,Calenda: a sostenere la contro-riforma della Giustizia di Nordio.
Chi viene dalla Sinistra repubblicana, degli anni Novanta (Visentini, Bogi, Gualtieri, Galasso, Ayala…addirittura un Giudice!), altrimenti, finirà con il votare PD (magari, dopo la Schlein…)…
Serve un rinnovamento nel Partito, una ricerca di visibilità, l’innesto di energie nuove, senza dimenticare le radici repubblicane…pensiamo a figure come Giorgio La Malfa…