Gli economisti spiegheranno le ricadute della decisione della Corte Suprema americana sui dazi del presidente Trump, se e come egli potrà ovviarvi introducendone altri o se le sue nuove promesse sono giusto lo sbattere la coda di un pesce spiaggiato. Intanto la botta incassata è politica, non istituzionale. Fosse istituzionale, come quando pensava di risolvere la sconfitta elettorale con un assalto popolare al Congresso, Trump sarebbe ancora in forze. Adesso appare sulle ginocchia. Si sarebbe messo a telefonare ad una trasmissione radiofonica popolare per protestare, spacciandosi per un cittadino indignato. Sei giudici su nove gli hanno bocciato il suo cavallo di battaglia. Magari proprio tutti i sei giudici repubblicani, tre dei quali nominati da lui in persona. Non ti puoi fidare più di nessuno.
Bene che sia andata tre giudici repubblicani su sei hanno espresso la stessa valutazione dei giudici democratici. Il pronunciamento della Corte è inappellabile, il che non significa che sia anche giusto. I tre giudici che la pensano come Trump avranno pure una qualche cognizione legale. Potrebbero aver ragione loro. Restano gli altri sei. Evidentemente sono proprio contrari ai dazi, non al modo in cui sono stati posti e questi giudici comprendono almeno tre repubblicani.
Se nel partito repubblicano c’è chi avversa i dazi, non è perché è ancora impregnato del liberalismo di Reagan, sostanzialmente contrario alle misure protezioniste. Questa sarebbe una diatriba dottrinaria. Invece, è contrario perché i dazi finora li hanno pagati principalmente aziende e contribuenti statunitensi che rivogliono indietro i loro soldi. Qui in Europa si sta a discutere di quali terribili danni i dazi hanno provocato alle nostre esportazioni, tutte in attivo lo stesso. In America incominciano a pensare che Trump abbia semplicemente alzato loro le tasse come un Jimmy Carter qualunque.
Per spirito di verità in Europa si rimpiange Kennedy, mentre Trump non lo si sopporta, a prescindere. Kennedy era talmente magnificente che l’onorevole Veltroni divenne famoso per un’intervista dove aveva spiegato che essendo ragazzetto cresciuto nel mito di Kennedy, si iscrisse al partito comunista. Il noto compagno Kennedy. Eppure JFK subito venne accusato da tutti i partiti comunisti europei e non solo, di aver ucciso Lumumba e ancora non era entrato in carica. Poi, di aver voluto uccidere Fidel Castro. Poi, di aver provato ad invadere Cuba. Poi, di aver portato il mondo ad un passo dall’olocausto nucleare. Fortuna che c’era quel sant’uomo di Krusciov. Poi di aver invaso il pacifico Vietnam. Di aver ucciso N’Diem. Di essere amico di Franco. Di essere mafioso. Infine, non sapendo più di cosa accusarlo, di aver ucciso Marylin Monroe. In confronto a un mostro come Kennedy, Trump è un discolo.
Kennedy si ritrovò di fronte ad una Russia che aveva costruito il muro di Berlino, uno shock e messo i missili a Cuba. Trump ha di fronte una Russia che ha attaccato l’Ucraina, da quattro anni, non quattro giorni e provoca tutti i paesi confinanti, Nato inclusa. Ad una Cina che vorrebbe invadere Taiwan e sta risalendo l’Africa. Un Iran che massacra la sua stessa popolazione. Un Messico dove impazzano le bande criminali. Trump potrebbe fare alzare i bombardieri e pensarla come il presidente Mao. Metà del mondo va distrutta. Invece ha fatto il gradasso agitando i dazi, tutti gli hanno dato del bullo e ora i suoi glieli hanno smontati. Cosa si inventa adesso Trump?
Se l’America avesse Teodor Roosevelt alla presidenza, la situazione sarebbe ottimale. Teodor era perfetto per fronteggiare una situazione tanto pericolosa e non starebbe a discutere da tre settimane con gli ayatollah in una stanza. Avrebbe già messo mano alla pistola. Trump è un uomo d’affari, discute per convinzione, persino con uno come Putin, crede davvero di poterlo convincere promettendogli la ripresa commerciale. Bisogna anche dire che Trump gli sta sequestrandogli tutte le petroliere, alla faccia del diritto di navigazione internazionale e della trattativa onesta. Gli togli i dazi e a Trump per mettere su una maschera feroce, non resta nemmeno l’Ice che ha già fatto ritirare da Minneapolis. Non potrà aspettare le elezioni di metà mandato, dove, restando con le mani in mano, finisce sepolto. Per questo c”è una flotta che si concentra nell’oceano indiano. Resta solo da capire se Trump saprà diventare quello che non è mai stato e detto fra noi, nemmeno gli assomiglia. Un comandante in capo.
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