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Sulla lama del rasoio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
20 Marzo 2024
in L'editoriale
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La signora presidente del Consiglio, onorevole Meloni, ha dichiarato in Parlamento la contrarietà del governo italiano all’invio di truppe in Ucraina. Questo per impedire una escalation, ha detto. Tanta prudenza è stata meritevole degli applausi dell’Aula, ci mancherebbe solo che l’Italia voglia concorrere, in qualche modo, ad aumentare rischi sempre più concreti di guerra mondiale.. Resta solo da domandarsi se il governo nel suo complesso, prima il ministro Crosetto, poi il ministro Tajani, infine lo stesso presidente del Consiglio, non avendo partecipato al vertice di Berlino fra Francia, Germania e Polonia, sia come frastornato. Il presidente francese non ha chiesto di inviare di truppe per un’escalation che non è interesse di nessun paese europeo. Piuttosto è proprio l’escalation prossima a consumarsi, a doversi fronteggiare con soldati europei. Se l’America non invia più aiuti alla difesa ucraina potrebbe essere inevitabile dal momento che il sostegno militare europeo è persino ridicolo. Anche la dichiarazione del segretario di Stato Austin, per cui l’America non farà mai fallire l’Ucraina, non è particolarmente incoraggiante. Già si parla di fallimento. La questione è molto delicata. Il governo italiano, con le assicurazioni date di continuo a Kyiv, ha persino firmato recentemente un protocollo di sicurezza reciproca. Una volta che l’Ucraina andasse fallita, cosa ne sarebbe della sicurezza dell’Italia, per non parlare dell’onore degli Stati Uniti..

Nessuno può escludere che in realtà l’Ucraina, che colpisce Belgorod e la flotta russa nel mar Nero, sia stata armata di tutto punto. Dall’autunno del 2021, quando qui da noi ci si preoccupava del covid, il resto del mondo occidentale era concentrato sulla minaccia russa nel Donbass. Kyiv potrebbe essere perfettamente autosufficiente a capace di reggere un ulteriore urto, tanto d’aver persino pensato ad una controffensiva la primavera scorsa, quando Macron diceva che non bisognava umiliare la Russia. Il fatto stesso che dopo due anni la Russia sia rimasta impantanata in una guerra di trincea dimostra scarsi successi e perdite altissime. Come poter credere che la Russia possa attaccare più ad ovest, magari paesi membri della Nato. In tal caso, l’uscita del presidente francese sulle truppe sarebbe stata propedeutica a una contrapposizione dialettica al bullismo gangsteristico del Cremlino. Niente di cui preoccuparsi insomma. Altrimenti, l’escalation sarebbe già in atto e le truppe sarebbero necessarie per impedire che l’Ucraina ne venga travolta. A quel punto la politica di buone intenzioni del governo italiano sarebbe inutile. Serve subito un impegno maggiore dei paesi europei , perché se Putin entra finalmente a Kyiv, potrebbe preparare l’attacco alla Polonia, o alla Moldavia, o all’Estonia e alla Bulgaria che sono ritenute indifendibili. Si sta seduti sulla lama di un rasoio. Putin vuole riprendersi l’area di influenza di cui godeva la Russia ai tempi dell’Urss. Meno resistenza trova, più si sente di poter avanzare, magari anche oltre ai limiti della Cortina di ferro, in Finlandia ad esempio.

Si poteva sperare che il popolo russo restasse sgomento da una politica di espansione tanto forsennata che potrebbe, mai si mostrasse di successo, avere come unico risultato diretto un conflitto nucleare. Al contrario, il popolo russo, libero o costretto che sia, nel governo italiano se ne discute, ha appena confermato la sua piena fiducia in Putin e avallato la sua politica. Poiché vi sono già voci convinte che i popoli abbiano sempre ragione, si potrebbe aver espresso una perifrasi per cui Putin ha ragione. Al che, invece di preoccuparsi delle elezioni europee, si pensi a trovare un prostro nella nuova confederazione dei satelliti dell’impero russo e a rimetterci alla benevolenza di Putin. Perché combatterlo, quando lo si può omaggiare.

esercito italiano, granatieri di Sardegna

Tags: Melonitruppe
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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