Dopo mesi e mesi di propaganda, finalmente, bontà divina, è stato espresso un concetto. Tale merito va riconosciuto volentieri al presidente del Consiglio onorevole Meloni. Ella ha detto al vertice svizzero che “la pace non significa sottomissione”. A essere pignoli poteva dirlo al pontefice a cui si è baciato l’anello in Puglia, ma va bene lo stesso. Se si dovesse accettare il piano proposto dal Cremlino in questi giorni, più o meno lo stesso di quello respinto nel 2022, tanto varrebbe smontarla pezzo a pezzo l’Ucraina. Come se si leggesse la Fenomenologia dello spirito, il massimo acume di puro pensiero, ha coinciso con un formidabile esempio critico pratico, questa volta merito di quel satiro di Donald Trump. Trump ha notato come ogni volta che Zelensky si incontra con Biden riceve miliardi di dollari, un esborso per l’erario statunitense insostenibile.
Pensiero e prassi si tengono. Come farà Zelensky nonostante venga coperto di miliardi a difendersi? Perché i soldi promessi o elargiti, devono essere spesi per la ricostruzione, per le armi, per pagare le truppe, per rimborsare le famiglie dei caduti, per le infrastrutture da ripristinare, per questo e quest’altro. Intanto i russi, fossero capaci, arrivano a Kyiv a stappare bottiglie di snap, perché per l’appunto mentre Zelensky fa il giro delle sette chiese, quelli continuano a bombardare. Mezzi e soldi sono già in ritardo. Senza contare che il grande piano difensivo dell’Ucraina messo a punto finora inizia a fare cilecca. Le sanzioni sono efficaci nel breve, nel lungo periodo, quando si sgretola il fronte della compattezza, la Germania ha rifiutato di votarne altre, no.
Trascuriamo l’inutilità, per non dire che è stato assolutamente controproducente, di un vertice per la pace in Svizzera, dove dei paesi partecipanti rifiutano di firmare il documento finale. Cosa hanno avuto in mente gli organizzatori? Di mostrare un mondo diviso sulla guerra in Ucraina? Quello già si sapeva, vi sono paesi a cui dell’Ucraina non importa un bel niente, altri che vogliono in ogni caso mantenere le loro convenienti relazioni con la Russia. Insieme al pensiero e alla prassi, bisogna anche considerare gli interessi. In genere sono questi che muovono gli stati nazionali. La difesa dell’Ucraina è interesse della sola Europa, minacciata dalla Russia dal tempo di Ivan il Terribile e parzialmente, per il prestigio statunitense, della Casa Bianca.
Alla guerra in Ucraina si è aggiunta la ripresa di quella altrettanto drammatica a Gaza che disgraziatamente offre un’analogia dal sapore inquietante. I paesi arabi a loro tempo colmarono di denaro Arafat, per difendersi, per potenziare le infrastrutture della Striscia, per sconfiggere Israele, per questo e quest’altro. Arafat divenuto ricco come Creso, finì per acquistare appartamenti nel centro di Londra e Gaza vedete come è ridotta. Zelensky ha soldi di suo, a differenza di Arafat ha anche uno stato nazionale riconosciuto per cui combattere, ma la sua situazione inizia ad assomigliare a quella di Arafat del secolo scorso. C’è solo più un velo di Maya a celarlo. Quando cade, sarà un brutto colpo per tutti. Una promessa di sicurezza offerta agli ucraini senza la capacità di realizzarla, ecco la storia di questi due anni.







