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Quelli che vogliono sostituirsi alla Turchia per la mediazione di pace

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
14 Dicembre 2022
in L'editoriale
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Con il dibattito in Parlamento sull’invio delle armi all’Ucraina abbiamo cercato di capire la posizione contraria che chiede un’iniziativa di pace da parte dell’Italia. Questo perché sfugge completamente il modo in cui una simile iniziativa di pace dovrebbe articolarsi esattamente. È stato detto che l’Italia dovrebbe svolgere il ruolo di mediazione della Turchia. Sempre che la Turchia svolga davvero una mediazione pacifica, le principali armi offensive all’Ucraina sono state date dalla Turchia, la Turchia ha un interesse diretto nell’area per la semplice ragione che l’Ucraina è stata contesa dall’impero ottomano e la Crimea conquistata da Pietro il Grande, è stata tolta ai turchi. Come si fa ad escludere che i turchi non siano interessati a rivendicare i loro territori del passato se la ragione internazionale viene stabilita dalla forza? Poi vi è un aspetto molto più attuale a dirimere i rapporti russo turchi, quale il confine siriano. I turchi  che hanno il miglior esercito continentale sono in grado di minacciare le basi russe in Siria ed in Libia. Putin vorrebbe evitare un ridimensionamento della sua esposizione militare in Medioriente, per questo si confronta con la Turchia.  Non vediamo come quindi l’Italia possa mai subentrarle. Solo un imbecille di questioni internazionali può pensarlo.

Ma ammettiamo invece che bastasse staccarsi dalla politica della Nato per assurgere a questo magnifico ruolo di mediatori. Putin direbbe ad Erdogan, guarda l’Italia vuole mediare, non mi fare perdere più tempo. Proprio mentre si svolgeva il dibattito in aula il generale Tricarico oggi presidente di un qualche osservatorio internazionale, accusava la Nato, di essere venuta meno al suo mandato pacifico ed il governo italiano, di sudditanza a Washington. Quale sarebbe allora la proposta possibile di mediazione da offrire alle parti in conflitto? 

Se si vuole svolgere un ruolo di mediazione bisognerebbe intanto avere in mente una proposta accettabile per entrambe le parti. In  questo caso  il problema è molto serio perché se si crede di dire all’Ucraina, cedete del territorio per la pace, l’Ucraina non è Israele. Ed Israele, che è sempre stata disposta a cedere il territorio, anche autonomamente, non ha mai avuto la pace. In ogni caso l’Ucraina non negozia il territorio, questo è il punto, rivuole la Crimea, non solo Zhaporizha. L’unica condizione della pace sarebbe allora disarmiamo l’Ucraina, in modo che non possa più combattere e lasciamo ai russi il territorio che si sono presi. È questa l’ipotesi di mediazione che si ha in mente? Perché sarebbe realizzabile ma come  una proposta utile agli esclusivi interessi di Putin, non certo una  proposta di mediazione.

Questi mediatori di pace che girano nel nostro paese assomigliano tanto a degli alleati della Russia che soffrono per le botte prese finora e che continuerà a prendere. Il Cremlino persi in 10 mesi di guerra più carri armati, 1800, che in tutto il  Secondo conflitto mondiale, conta di poterne utilizzare altri 9000, cioè quelli più scadenti, tenuti di riserva. La strategia bellica dei novelli Kutuzov.

Ed ecco è il secondo punto della questione, la Russia non ha elaborato un piano b alla mancata conquista dell’Ucraina e non l’ha elaborato perché l’attuale dirigenza si lega alla promessa di successo di una cosiddetta “operazione speciale”, senza limiti e confini.

La ragione per la quale abbiamo sempre sostenuto che sì, sI può fare la pace in Ucraina, ma prima bisogna liberarsi della cricca che domina il Cremlino da più di vent’anni e che è arrivata a fine corsa, e questo senza possibilità alcuna di mediazione.

Foto tiburi | CC0

Tags: Erdoganpace
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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