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La botte di ferro del governo Meloni

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
15 Dicembre 2022
in L'editoriale
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Se si analizza con il sufficiente rigore logico sintattico la valutazione del commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, sulla finanziaria del governo italiano, ci si accorge che non c’è poi questa particolare compiacenza rivelata dai media. La parte “complessivamente positiva” della finanziaria è infatti condizionata dai “rilievi critici” e questa parte positiva è dovuta al fatto che il governo italiano rispetta le raccomandazioni del consiglio europeo di luglio, ovvero quello di tenere sotto controllo la spesa corrente in un periodo caratterizzato da alta inflazione e dalla stretta della politica monetaria.

Recepire una raccomandazione di prudenza non significa però riuscire poi ad adempierla. Questo il punto. Restano poi ferme da parte della Commissione le bocciature per le misure prese su Pos, contanti e pensioni, insieme al disappunto per la mancata riforma fiscale, cosa che la commissione chiede all’Italia da anni fra le riforme strutturali. La manovra del governo non ne presenta nessuna.

È vero invece che il tono della dichiarazione del commissario Gentiloni preferisce mettere in risalto gli aspetti positivi della manovra, quasi la Commissione volesse evitare uno scontro od una tensione con l’Italia che francamente oggi, alla luce degli ultimi eventi, non potrebbe permettersi. Un commissario che usa rimproverare sovente il nostro Paese è lo stesso che lodava i passi avanti compiuti dal Qatar e non sappiamo ancora se non finirà nell’inchiesta aperta a riguardo di questo scandalo devastante che ha investito l’Unione europea. C’è già il presidente ungherese Orban impegnato a ridicolizzare la Commissione, non è il caso di prendere di petto l’Italia, soprattutto considerando che l’Italia non è l’Ungheria, in quanto al contrario dell’Ungheria, l’Italia è perfettamente ligia alla politica atlantica della Commissione e questo aspetto assume un particolare rilievo.

La forza del governo Meloni nasce dal fatto che già dall’opposizione il suo partito sosteneva la linea atlantista della Ue sull’Ucraina, a contrario dei tanti distinguo provenienti dalla stessa maggioranza. Anche se si guarda al solo dibattito alla Camera sul voto alle armi in Ucraina ci accorgiamo che la Meloni è riuscita  a mettere in riga la sua maggioranza, mentre le opposizioni, mai formassero un governo alternativo non saprebbero mantenere gli impegni internazionali dell’Italia adempiuti finora o sarebbero i colleghi di partito dei deputati finiti sotto inchiesta a Bruxelles. La ragione per cui il governo Meloni, quali errori commetta sui conti pubblici, resta in una botte di ferro.

Se si vorrà poi una manovra all’altezza della situazione e delle aspettative della Commissione europea, perché su questa presentata ed al netto della mole di emendamenti che l’attende, non ci facciamo nessuna illusione, servirà anche un’opposizione capace di garantire la politica internazionale della commissione  e complessivamente estranea alle forze accusate di essersi fatte corrompere dall’emirato. Come dire, ci sarebbe davvero parecchio da fare.

Foto galleria presidenza del Consiglio dei Ministri

Tags: CommissioneGentiloni
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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