Il Governo sta spingendo sull’acceleratore della campagna referendaria in vista della consultazione del 22-23 marzo perché la data si avvicina e la forbice favorevole al SÌ si sta riducendo progressivamente (qualche sondaggista prevede la vittoria del NO se l’affluenza sarà bassa). Nei giorni scorsi in Emilia-Romagna, dove i partiti di sinistra e i comitati per il NO stanno dandosi molto da fare, sono arrivati il ministro Carlo Nordio e il sottosegretario Andrea Delmastro che hanno avuto un’accoglienza superiore alle aspettative. Il guardasigilli ha fatto un tour de force sabato scorso: al mattino a Bologna, insieme al ministro Piantedosi, per un’iniziativa sulla sicurezza all’hotel Savoia Regency con tanta gente e applausi, mentre all’esterno c’erano una ventina di contestatori di Potere al popolo e altre sigle dell’ultrasinistra, ai quali il Tg3 regionale ha dedicato uno spazio molto ampio.
Una gran folla ha accolto il ministro Nordio a Forlì: il salone del consiglio comunale non è stato sufficiente per accogliere tutti coloro che non volevano mancare all’incontro, è stato necessario aprire un’altra sala e qualcuno ha rinunciato. Il ministro ha spiegato in modo chiaro i contenuti della riforma, mettendo in risalto i gravi problemi causati dalle correnti che legano magistrati giudicanti e inquirenti, culminati nello scandalo Palamara, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati che era diventato il collettore degli appetiti delle correnti e Il designatore di promozioni e trasferimenti che poi venivano ratificati dal Consiglio superiore della magistratura. Il ministro, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha spiegato che questo sistema portava a vuoti di mesi e più nelle posizioni apicali poiché le nomine venivano varate ‘a pacchetto’ per accontentare tutte le correnti, ognuna delle quali aveva un proprio orientamento politico, ma si intrecciavano per spartirsi le nomine. In chiusura il ministro Nordio ha dato un annuncio epocale, accolto da un fragoroso applauso: grazie ai tre concorsi banditi dal Governo, entro la fine del 2026 la magistratura raggiungerà per la prima volta il pieno organico di 11.500 magistrati (adesso in servizio ce ne sono 9.500). In serata conclusione del tour a Ferrara al Palazzo della Racchetta, anche lì con accoglienza calorosissima.
Anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si sta dando un gran daffare per spiegare le ragioni del SÌ: lunedì scorso la infiammato con la verve oratoria che lo contraddistingue (è avvocato) il pubblico che riempiva al limite della capienza il salone del suggestivo Museo della Marineria.
A Cesena, invece, c’era stato un incontro organizzato dal comitato ‘Giusto dire NO’ promosso e moderato dall’assessore repubblicano Luca Ferrini che va contro l’orientamento del PRI, schierato per il SÌ, con Benedetta Tobagi, Mitja Gialuz, docente all’Universita di Genova e marito della deputata Debora Serracchiani (PD) e Marco Travaglio in video collegamento, al quale aveva risposto con una conferenza stampa il Comitato SÌ Riforma locale, formato da un gruppo di avvocati.







