In una oramai vecchia intervista concessa a Giovanni Minoli, Vittorio Emanuele di Savoia spiegava che il re suo nonno, non era per nulla fuggito dall’Italia. Semplicemente, aveva effettuato uno spostamento dove aveva trasferito il suo comando dalla capitale al sud d’Italia, per dirigere poi, non si sa bene che cosa, dal momento che lo Stato non c’era più e nemmeno l’esercito. Nel lasso di questo semplice passaggio da una città all’altra, i tedeschi uccisero ventimila soldati italiani e ottocentomila ne fecero prigionieri. Fosse stato solo quello. Una monarchia gaglioffa che avrebbe potuto mettere a posto il signor Mussolini a colpi di mitraglia, gli consegnò tranquillamente le chiavi del governo che occupò vent’anni senza più opposizione. Non perché il duce non l’avesse, ne aveva anche nel suo stesso partito, ma perché sempre il re gli consentì lo sfregio costituzionale di eliminarla. Ci fosse stato un qualche rischio di bolscevizzazione del paese, ancora si sarebbe potuto capire, ma non ce n’era nemmeno di superamento della corona, dal momento che la principale forza repubblicana, quella fascista, si fece in una notte monarchica.
Quasi a farlo apposta, proprio la sera della morte di Vittorio Emanuele History Channell ha trasmesso le immagini della visita di Hitler in Italia. Sarebbe sbagliato credere che Hitler fosse ospite del duce, era ospite a tutti gli effetti del re e le celebrazioni spettacolari che accolsero il Fuhrer in tutte le città italiane in cui mise piede e lungo il percorso del suo treno, ebbero il benestare del re. Se Mussolini aveva ancora delle esitazioni nei confronti del nazismo, ne aveva su tutto, davanti ai salamelecchi che il re rivolse ad Hitler pensò bene di risolverle, altrimenti si sarebbe trovato costretto a seguire di un passo il capo dello Stato che come in parata, lo precedeva anche nei rapporti con la Germania. Sua maestà il re, che considerava Hitler un degenerato ed odiava i tedeschi, poteva fare come il pontefice. Pio undicesimo lasciò la capitale e sbarrò le porte del Vaticano. Questo avrebbe messo in difficoltà il duce. Invece Vittorio Emanuele Terzo si mise alla testa dei riconoscimenti e dei pranzi di gala.
In tutta Europa è difficile trovare una schiatta miserabile come i Savoia, dal momento per l’appunto che di origini guerriere come vantano, non sono stati capaci di fare mai una qualche guerra di successo se non quelle con i gas del fascismo contro popolazioni indigene pressoché disarmate. Bonaparte li sconfisse in tre giorni e le stesse guerre del Risorgimento, non proprio esemplari, furono comunque supportate dalla Francia, o dalla Germania, o condotte da Garibaldi che sprecò il suo talento, ed anche il suo onore. La prima guerra mondiale ebbe Caporetto e la seconda l’abbiamo vista come è andata a finire con la monarchia che scappa a gambe levate. Solo per aver provato a fare altrettanto Luigi sedici perse la testa. “Un re deve regnare o morire”, Saint Just alla Convenzione nazionale. L’esilio fu una soluzione bonacciona, comminata da parte di chi in fondo aveva condiviso tutta l’avventura della monarchia e le sue fasulle speranze, e che poi miracolato, si ritrovò seduto alla Costituente dalla parte finalmente giusta della storia. Quella che si libera delle monarchie inutili a tutto e rovinose per la nazione.
Foto Pixabay CC0







