Negli ultimi quarant’anni l’Italia ha partecipato con i suoi soldati a missioni in Libano, in Bosnia, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan, nuovamente in Libano e questo indipendentemente dall’effettiva utilità delle stesse, per ragioni di ordine internazionale. In alcuni casi, in Iraq, avrebbe potuto perfettamente rifiutarsi, dal momento che quella missione sancì un elemento di divisione profonda dell’Unione europea. Italia, Spagna, Inghilterra, ancora non c’era stata la Brexit, Polonia, sostennero l’intervento statunitense nella Regione. Francia, Germania, Belgio, Olanda vi si opposero. Le opinioni pubbliche di tutti i paesi europei scesero nelle piazze dando vita ad un movimento pacifista che sarebbe piaciuto a Stalin.
Coloro che oggi lamentano la scarsa simpatia mostrata dagli americani verso l’Europa ignorano precedenti tanto eclatanti di prese di distanza europea da un’America colpita a sangue. Soprattutto non si valuta la dialettica interna alla società americana per cui Obama vinse due mandati sull’onda del giudizio critico europeo. L’America doveva recuperare il prestigio perso nel mondo causa appunto l’Iraq e l’Afghanistan che Obama decise di abbandonare, anche se in verità l’America ha ancora un contingente militare in Iraq coordinato con il governo locale in un’operazione anti Isis. Questo prestigio da recuperare dagli Stati Uniti ebbe però due passaggi imprevisti e impronosticabili, la morte dell’ambasciatore Stevens, Obama mollò l’Iraq e bombardò la Libia, e la cessione della Crimea a Putin.
Nessuno allora si mise a dire quali orribili trame potevano legare Obama a Putin, perché davvero ancora non si capisce come sia stato possibile che un presidente americano abbia consentito il misfatto avvenuto ai danni dei confini riconosciuti e della sovranità di un singolo Stato indipendente. Obama nemmeno si rese conto che con la Crimea, la Russia si spinse ad annettere anche le repubbliche separatiste del Donetsk, senza intravedere le drammatiche conseguenze che un gesto simile avrebbe comportato e ancora comporta. Eppure adesso si può dire con assoluta tranquillità che Obama non aveva nessun legame con Putin, nessun interesse, nessun patto sordido ed oscuro. Anzi, ci sono prove che Obama per Putin provasse un sincero fastidio e lo disprezzava. La ragione di tanta arrendevolezze era dovuta al fatto che l’America già allora non aveva nessun interesse per l’Ucraina ed il mar Nero e riteneva necessario spostare il suo focus di attenzione sul pacifico, dove in realtà è sempre più stata attratta per le dimensioni e le prospettive dell’intera area. L’America è infatti presente in tutta l’Asia, quando si è ritirata dall’Africa dai tempi di Bush jr. Trump, poveretto, è praticamente obbligato ad attaccare un giorno si e l’altro pure il suo predecessore Biden, perché sta ricalcando la stessa politica internazionale che era di Obama, incluso il piano di pace per l’Ucraina. Questo infatti è oramai datato e non funziona. Rispetto ad Obama, Trump vede la Russia come una potenza in declino tale per cui non vale la pena preoccuparsi oltre ad una certa misura. Se proprio la combriccola di Mosca dovesse infastidire, ci pensassero gli stati europei. Per questo sono nati i volenterosi e l’Italia cosa ha fatto? Si è subito messa di traverso.
L’Italia può avere tutte le ragioni per non volere inviare truppe in Ucraina e il governo è nel suo pieno diritto, nemmeno deve dare spiegazioni. In compenso ha l’obbligo di tacere sulle sue vere intenzioni. Altrimenti, come hanno fatto i ministri Crosetto, Taiani, e ieri il presidente del Consiglio Meloni, si fa un favore a Putin, che ritiene lui si, l’Europa disarticolata, la casetta dei tre porcellini. Basta soffiarci sopra e viene giù. Il governo italiano aiuta. Già ha dichiarato e davanti ad un guerra di non voler combattere. Pensare che questo era il paese del Conte di Cavour. Ancora nemmeno c’era l’Italia che Cavour mandò, manco a dirlo, in Crimea i bersaglieri piemontesi e solo per mostrare all’Europa il tricolore. Non che Cavour fosse simpatico, anzi. Una cosa però l’aveva chiara, senza disponibilità delle armi, non c’è Stato nazionale possibile. E mai Salvini avesse bisogno di fare finalmente l’esame di terza media, i russi la persero la guerra di Crimea. Non li piegò Napoleone, non li piegò Hitler, li piegò quel ciccione di Cavour.
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Il Conte di Cavour, come ben possono argomentare gli storici, gli appassionati dal Risorgimento , ed oltremodo gli studiosi delle scienze diplomatiche, è stato il primo ma purtroppo anche l’ultimo dei nostri Ambasciatori….(Non la si scopre certo oggi la crisi asfittica che assale il nostro ben remunerato Corpo Diplomatico)………AMEN, ITE MISSA EST!
Dott. Massimo Capri
Buone festività a tutta la redazione e agli “esuli e internati Repubblicani”.