Ringraziamo il dottor Bruno Vespa che ieri sera ospite di Rai3 alla trasmissione lo Stato delle Cose, ha ricordato che l’unico partito italiano favorevole a mantenere l’energia nucleare fu il partito repubblicano nel referendum del 1987. Anche Carlo Calenda presente in trasmissione ha giudicato la scelta referendaria nefasta per le prospettive economiche del paese, Calenda all’epoca aveva quindici anni, ma sa valutare bene gli eventi. Non solo causa quella scelta sciagurata si sono compromesse le prospettive di industrializzazione del paese, senza guadagnare nulla in termini di sicurezza. Fuori dall’Italia siamo circondati da centrali nucleari appena fuori i confini, mai ne esplodesse una, addio. Abbiamo smantellato anche una eccellenza nella ricerca scientifica che poneva l’Italia al primo posto nel mondo. Un simile patrimonio comportava anche una possibilità occupazionale che andasse ben oltre a quella oggi vantata turistico alberghiero. Per non parlare delle personalità che hanno pure pagato il prezzo delle loro scelte. Per tutti, il compianto Felice Ippolito.
Davanti ad un simile danno, la beffa di dover ascoltare giovanotti in studio convinti che il prezzo dell’energia dipenda dalla guerra in Ucraina, è poca cosa. Piuttosto preoccupa come ancora in Italia non si comprenda l’errore drammatico commesso e le ricadute sul sistema industriale, dal momento che qualunque impresa, potendo, preferisce trasferirsi altrove, cioè dove il nucleare c’è, anche perché gli incidenti si sono verificati, caso strano, n Unione sovietica, non in Europa occidentale.
Poi, certo, si può benissimo differenziare quanto si vuole, investire nell’eolico, nei pannelli solari e quant’altro. Si può tornare tranquillamente a vivere anche con il lume di candela. Lo stesso mercato delle bicilette non va sottovalutato, soprattutto se tutte le inchieste di mercato testimoniano che la maggioranza dei cittadini europei non le vuole le auto elettriche nemmeno se gliele si regala. Vero che il ministro Urso è sicuro di poter convincere Stellantis a mantenere i suoi impegni produttivi in Italia. Purtroppo, viste le condizioni, è più facile credere che non ci riuscirebbe nemmeno con l’olio di ricino e il manganello.







Ricordo molto bene quei momenti, ero uno che combatteva per quella centrale nucleare non per le centrali nucleari. Combattevo perchè il progetto era vecchio. La ricerca aveva un nuovo progetto che non fu mai preso un considerazione, questo il motivo della mia e di altri la contrarietà.
Furono spesi centinaia di milioni per imbonire la popolazione e fu travisata la nostra opposizione.