Dalle colonne de Il Carlino di ieri, l’onorevole Jacopo Morrone ha chiesto al Sindaco di Ravenna di ritirare le deleghe alla sicurezza al Vice Sindaco repubblicano Eugenio Fusignani, definendolo “chiaramente inadeguato” e suggerendo la necessità di una scelta coraggiosa da parte del primo cittadino, in un tema “che riguarda tutta la città e non è né di destra né di sinistra”.
Se a parlare di “inadeguatezza” è proprio l’onorevole Morrone, è difficile trattenere un sorriso. O forse, più che un sorriso, una riflessione amara sull’evidente distanza tra realtà politica e percezione propagandistica. Perché se c’è un’autorità in materia di disastri politici, il deputato forlivese può senza dubbio vantare un’esperienza approfondita. D’altronde, non capita tutti i giorni di riuscire a far sparire un intero partito, la Lega, dal Consiglio comunale di Ravenna. Un “capolavoro al contrario” che resterà negli annali della politica locale. E che ha avuto come effetto collaterale quello di costringere un ex democristiano della vecchia Democrazia Cristiana (non una delle 120 imitazioni post-transizione) a indossare malvolentieri la maglia del leghista, nel tentativo disperato di salvare il salvabile. Con risultati goffi, quando non del tutto imbarazzanti.
Ma la carriera dell’onorevole Morrone non si ferma certo lì. Tra le sue “perle” politiche spicca anche il periodo trascorso come sottosegretario alla Giustizia: un ruolo in cui ha quasi raggiunto l’impresa, degna di un oro olimpico, di peggiorare una riforma della giustizia già ampiamente discutibile di per sé. Una performance che, se non altro, dimostra una coerenza nell’interpretazione al ribasso del ruolo istituzionale.
Non si può poi non osservare come l’onorevole Morrone ami spesso sbandierare le sue origini repubblicane, un richiamo alla tradizione politica e culturale che tale movimento ha rappresentato. Peccato che di queste radici non si trovino tracce né nello stile, né nei toni, né tantomeno nella cultura politica che oggi rappresenta. Un richiamo che suona più come un’eco vuota, distante anni luce dall’idea di repubblicanesimo che si è fatta la storia e che invece impone rigore, apertura e senso di responsabilità.
Se non lo avesse ancora compreso, gli ricordiamo inoltre che la sicurezza è materia esclusiva dello Stato: in primis del Presidente del Consiglio, del Ministro dell’Interno e, nei territori, dei Prefetti e dei Questori. Non certo dei Sindaci o Vice Sindaci con delega, di qualsiasi schieramento siano. A proposito, onorevole Morrone: tutto bene con la sicurezza a Forlì e Ferrara?
In questo contesto, stupisce, fino a un certo punto, la sua recente sortita contro il Vice Sindaco di Ravenna, accusato di “inadeguatezza” in materia di sicurezza urbana. Accusa bizzarra, soprattutto considerando che Morrone siede in Parlamento, nella maggioranza più numericamente solida degli ultimi decenni. Una maggioranza che, se volesse, potrebbe approvare leggi incisive in materia di sicurezza, giustizia, ordine pubblico. Ma non lo fa. E allora, la domanda è lecita: chi è davvero inadeguato?
Il Vice Sindaco, nel frattempo, ha operato con serietà e competenza dentro le responsabilità specifiche che la legge assegna ai Comuni. In nove anni ha messo in campo azioni concrete per la sicurezza urbana, migliorando strumenti e coordinamento, collaborando con le forze dell’ordine e investendo risorse su prevenzione e controllo del territorio. Il tutto, senza proclami, senza passerelle, e soprattutto senza scaricare sui livelli istituzionali superiori colpe che non spettano loro.
Se l’on. Morrone non conosce queste dinamiche, o finge di non conoscerle, gli si può sempre offrire una lezione gratuita. Così magari riuscirà anche a comprendere finalmente un concetto basilare: la differenza tra realtà e percezione. Tema su cui si è espresso, tra l’altro, anche il suo stesso Ministro dell’Interno, Piantedosi, sottolineando come la percezione della sicurezza vada presa sul serio, senza però permettere che deformi la realtà al punto da trasformarsi in propaganda.
Distinzione peraltro più volte spiegata pubblicamente dal Vice Sindaco che ha sempre sottolineato (paradosso, in sintonia col Ministro Piantedosi) come “percezione” non significhi negazione dei problemi o minimalizzazione di essi ma semplicemente che questi (che ci sono e ci saranno sempre) non debbano alterare il senso della realtà.
Chi continua a non cogliere questa distinzione rientra in due categorie ben precise: quelli a cui conviene far finta di non capire, e quelli che, purtroppo, non capiscono davvero. In conclusione, dalle colonne della Voce Repubblicana ci sentiamo di rassicurare il Vice Sindaco di Ravenna: il suo lavoro parla molto più chiaramente di qualsiasi comunicato polemico. E se l’on. Morrone ha bisogno di visibilità, farebbe meglio a cercarla altrove, magari cominciando da una seria riflessione sui propri risultati. Che, a oggi, parlano da soli. E non benissimo.








Tutta la mia solidarietà a Fusignani. Magari ci fosse un vicesindaco così a Rovigo, qui il Comune e’ governato dal Centrodestra, e male.